1/06/2014

Per xilo e per segno / Chiostro Palazzo Stelline, Milano











Per xilo e per segno
Incisioni su legno di grande formato

Palazzo delle Stelline
Corso Magenta, 61
Milano
24-25 gennaio 2014
orario: 9.00-20.00

Opere di Elisabetta Casella, Paolo Dolzan, Piermario Dorigatti, Paolo Facchinelli, Gaia Gianardi, Luciano Ragozzino

A cura di Nicola Dal Falco

Grazie ad Olio Officina Food Festival Condimenti per il palato&per la mente, giunto al suo terzo appuntamento, e al suo ideatore Luigi Caricato, il chiostro del Palazzo Delle Stelline, ospita una mostra fuori dal comune, dedicata alla xilografia, con opere che superano i tre metri di lunghezza.

La cerimonia d’apertura del festival inizia alle 18.30 di giovedì 23 gennaio con l’intervento di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bosa, e prosegue intorno alle 20 con la visita delle mostre.














PAOLO DOLZAN Carro trionfale 2013 (120x250 cm, 6 matrici)

Dolzan vive in un mulino, sospeso allo sbocco della valle che, in direzione della piana, guarda verso monte Misone, squadrato come un’ara.
Un luogo appartato, ronzante come quando la macina girava, che combina due azioni: da una parte l’accumulo di energia e di oggetti, il loro per così dire surriscaldamento, pari all’ingranaggio di una wunderkammer e dall’altra l’invio di immagini sotto forma di pittura.
Sono immagini che si sollevano appena dal caos o sono sul punto di esserne nuovamente risucchiate. Simili alle forme che si leggono nell’acqua o nella lava, sull’orizzonte annuvolato o tra le ombre del bosco. Vengono, forse, da un tempo e da un paesaggio in cui generi e specie, senza troppa distinzione tra regno minerale, vegetale e animale, erano ancora gettate l’una sull’altra nella matrice.
Ultimamente, però, per ammissione dello stesso artista, l’ispirazione panica, quel “troppo” del dio caprino, signore del meriggio, vagante come gregge, si è fatta più attenta al mistero delle figura.
Così, dal grande foglio, lasciato intero e ripiegato ad ogni passaggio di matrice, irrompe un Carro trionfale e una Caccia selvaggia in cui la materia s’incarna e prende fuoco, muta, bruciando un profilo dentro l’altro.

(Estratto dal catalogo - testo di Nicola Dal Falco)


Cazza Selvadega


Oggi, l’azzurro si porta a spasso
altissimi cirri, mostrando
il bianco ordito dei cieli
o del mare in lontananza,
carico di spuma e infinito.

Azzurro che impallidendo,
vibra come può vibrare il fianco
della foresta o di una chiesa,
là, dove avanzi in perpetua caccia
un corteo d’animali, di belve,
sirene e centauri.

Noi lo vediamo, ma potremmo anche
solo immaginarlo nell’ombra più fitta,
intricata, un passo prima o dopo
la bella radura, la fonte nascosta.

(Nicola Dal Falco)












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