4/15/2012

SANATORIUM: Ecco cosa accade quando l'arte riflette sul dolore e la malattia


"Oggi si crede, sbagliando, nel valore terapeutico dell'arte che, invece, acuisce il disagio nervoso e psichico dell'artista". "Rincorrendo il successo nella società di oggi l'artista sacrifica se stesso, si immola per compiacere gli altri e perde così il proprio ruolo". Sono alcune delle affermazioni provocatorie con cui Paolo Dolzan ha stimolato il dibattito intorno al tema arte-malattia che ha concluso questa sera la mostra Sanatorium a palazzo Trentini. La collettiva di pittura, scultura, fotografie e allestimenti vari di forte impatto visivo (stanze di ospedale con tanto di letti, flebo, radiografie reali e referti medici), opera di sei autori - Fulvio De Pellegrin, Paolo Dolzan, Piermario Dorigatti, Adriano Eccel, Paolo Facchinelli e Capitan Giduglia - è stata promossa con il patrocinio della presidenza del Consiglio provinciale negli spazi espositivi di via Manci.

Evento in progress
"Una mostra in progress", l'ha definita Dolzan citando Picasso per il quale "un quadro appeso a un chiodo muore". Infatti il catalogo presentato anche da Tommaso Decarli, tra gli ideatori dell'evento, è stato realizzato nel corso dell'esposizione e ne riflette lo svolgimento. E lo stesso documentario di Luca Insinga proiettato durante l'incontro ha filmato le opere dei sei artisti nel contesto della mostra finita oggi. Gli autori hanno dialogato a lungo con il pubblico in sala dopo che Insinga e Eccel hanno spiegato il senso dei loro lavori.

Siamo alla diagnosi

"I temi della malattia, del dolore, della sofferenza umana, non sono facili da digerire - scrive il presidente del Consiglio Dorigatti aprendo il catalogo, che si può richiedere all'ingresso di palazzo Trentini - e lo sono ancor meno se, attraverso la rappresentazione del male che affligge l'uomo, ci troviamo a riflettere sul male che attanaglia l'arte e la cultura. Un male - conclude - che questi autori non si propongono presuntuosamente di curare, ma di riprodurre visivamente. Siamo alla diagnosi, per ora, in attesa di non una non facile terapia".

Antonio Girardi




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