1/29/2012

Cos'è l'arte.

L’interazione tra gli elementi più vari (siano essi animati o inanimati) , traccia continue e dinamiche comunicazioni. Il collegamento tra due o più entità rende possibile il passaggio e lo scambio di informazioni tra il soggetto emittente e quello ricevente, attivando potenzialmente due tipologie di comunicazione:
la comunicazione univoca, quando il soggetto emittente non riceve una sollecitazione di ritorno rispetto agli impulsi inviati.
La comunicazione biunivoca, quando il soggetto emittente riceve una risposta dal soggetto ricevente, completando e/o riattivando il circuito comunicativo.

Il ripetersi di questi cicli/percorsi di comunicazione affine può portare ad una successiva fase di sviluppo e creare un linguaggio, cioè, un particolare codice che è il frutto della sedimentazione e della costante riorganizzazione delle molteplici esperienze comunicative.
Nella dimensione infinita del “collegamento” e subordinata alla sfera della comunicazione, possiamo considerare l’arte “una pratica creativa che dispone di un linguaggio specifico ed in costante evoluzione.”
Partendo da questa definizione è utile interrogarsi circa le finalità e i potenziali che sottendono alla pratica artistica, considerando innanzitutto le insidie insite nel tentativo di dare una definizione dell’arte che sia quanto più definitiva e circostanziata, che non tenga nella giusta considerazione le evoluzioni storiche e quelle tutt’ora in atto, così come pure le differenti concezioni dell’arte in relazione alle molteplici mappe culturali e geografiche.
E’ altrettanto importante comprendere che il termine “arte” sottende molteplici realtà anche tra loro contraddittorie, al punto che è possibile ascrivere questa parola tra quelle fabbricate artificialmente basandosi più sulla vacuità e sull’assenza dei significati, piuttosto che sulla loro concisa presenza. Per chiarire meglio questo concetto, possiamo ricorrere ad un esempio similare, rifacendoci al termine equivoco di “libertà”. Anche in questo caso, la fabbricazione di una parola - contenitore di significanti piuttosto che di significati - evidenzia la facile manipolazione della verità che annichila ogni percezione soggettiva a vantaggio di una pretesa e imposta oggettività.

Le parole “arte” e “libertà”, (spesso associate e talvolta perfino interpretate come sinonimi), palesano i limiti di una definizione univoca e immutabile ed evidenziano le innumerevoli strumentalizzazioni che lo studio della storia e del presente ci insegnano.

Questi termini, (invero, piccole costellazioni di significati nell’universo del linguaggio), fagocitati dalla società e dal sistema dei poteri forti, assurgono a valori assoluti, catalizzando il consenso di massa o tracciandone la direzione. Così, il tentativo di definire che cosa sia l’arte spingendo l’analisi oltre i confini generici della comunicazione per creare dei “valori assoluti”, deve essere interpretato come un atto di volontà teso a sacrificare le coscienze individuali nel ventre di un sistema collettivo e disumanizzante, fondato sulla falsa concezione di una “volontà collettiva” che è invece, il frutto della manipolazione occulta e dell'espressione di una minoranza.

Anche cambiando l'approccio nella ricerca dei significati che sostanziano la definizione di “arte”, scegliendo di verificare le origini etimologiche di questa parola, le cose non sembrano affatto più semplici né meno corrotte: essa deriva probabilmente dall'etimo in sanscrito Are ( con il corrispondente latino di Ars e quello greco di Τέχνη) che significa “ordinare” e nell'antichità, indicava la capacità umana di creare un manufatto avvalendosi della conoscenza delle regole.

L'apporto greco/romano nella formulazione del prototipo culturale del “classico”, che ha dato un'impronta decisiva ai successivi modelli di sviluppo nel campo delle arti in Occidente, può essere compreso se si pensa alle nove muse che proteggevano e diversificavano le diversi arti: danza (Tersicore), tragedia (Melpomene), commedia (Talia), mimica (Polimnia), epica (Calliope), amorosa (Erato), lirica (Euterpe), storia (Clio), astronomia (Urania).

In questo caso, il significato di “ordinare” viene reinterpretato allontanando questo concetto dal mestiere e dalla pratica per acquisire una nuova valenza più astratta; infatti, se dal principio esso riguardava il riordino delle esperienze creative atte alla costruzione di un lessico individuale che si traduceva nell'esecuzione di un'opera e questa, in definitiva, era specchio della qualità e della profondità delle esperienze anteriori individuali - senza possibilità di inganno- successivamente, la necessità di “ordinare” venne declinata alle prerogative strumentali di una società asservita alla funzione dell'utile sociale e da questa medesima, disciplinata.

L'arte fin dai tempi più remoti è stata dunque fagocitata dalla società individuando forzosamente in essa un fine, rifiutandone l'essenza anarchica, barricando l'unica strada autentica di un cammino interiore e spirituale di matrice solipsistica. Ciò nonostante, la vera via dell'arte è stata e rimane quella della scoperta e della costruzione del sé per mezzo della propria opera e, innanzitutto, del proprio fare: la via per la quale il mezzo ed il fine coincidono e l'azione creativa calata nel presente costituisce la priorità, declassando il futuro dell'opera compiuta a secrezione residuale.

Nell'elenco delle muse classiche protettrici delle arti, al lettore più attento non sarà sfuggita la mancanza delle arti figurative e sarà apparsa altrettanto inusuale la presenza della storia e dell'astronomia, riferibili ai nostri giorni piuttosto, alla categoria delle scienze. Personalmente, ritengo che questa classificazione sia perfettamente in linea con la tendenza del mondo classico di confinare la dimensione pulsionale, istintiva e dionisiaca a favore della razionalità. In questo contesto e sulla base del profondo solco tracciato dal pensiero filosofico di Platone, deve apparire del tutto conforme la scelta di privilegiare l'immaterialità e di consacrare all'arte quelle discipline astratte e prive di residuo materiale, affini alla dimensione superiore del “mondo delle idee”, piuttosto che a quello “delle cose”. E' forse solo una questione di distanza: l'arte che si produce nella creazione di oggetti piuttosto che di pensieri o azioni, permane e contraddice l'epifenomeno, non si presta a speculazioni create a posteriori poiché l'opera rappresenta la concrezione nel presente dell'azione residuata. E' testimone e parto dei fatti avvenuti. Attraversa nella contingenza le tre dimensioni temporali del passato, del presente e del futuro: la sua essenza è scomoda alle speculazioni così come il suo permanere nel mondo materiale. La presenza/oggetto dell'opera residuata abortisce ogni speculazione filosofica a venire ed ogni empirismo, eccetto che questa (come è avvenuto nel mondo classico) non appaia come la manifestazione perfettibile di un'idea senza fine.

Il concetto di arte a partire dal mondo classico è disegnato come prodotto artificiale costantemente proiettato nel futuro. In questo modo l'arte diviene il prodotto sociale della ragione che contraddice i fatti e la tanto celebrata “arte classica” in realtà, rappresenta la prima forma di tradimento dell'arte.

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