2/26/2009

Lo sciopero virtuale



Dopo la guerra preventiva che esporta la democrazia, la pillola che cancella il ricordo delle canaglierie inflitte o subite , arriva anche lo sciopero virtuale*.

Il processo non manca di coerenza.

Quale forma più appropriata di protesta in una democrazia virtuale, infatti, se non uno sciopero virtuale?


Guerra è pace!
Libertà è schiavitù!
Ignoranza è forza!


E avanti con nuovi comandamenti di orwelliana memoria.



*ROMA - Sciopero "virtuale" (si proclama, ma si lavora ugualmente) per le categorie cosiddette "essenziali". La delega al governo prevede "l'istituto dello sciopero virtuale, che può essere reso obbligatorio per determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delel specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale". In sostanza, lo sciopero viene regolarmente proclamato, ma i lavoratori vanno regolarmente a lavorare per garantire il servizio ai cittadini.

2/16/2009

I brutti ricordi siete voi




Ci mancava solo questa, una pillola per s/pazzare via i brutti ricordi, gli eventi traumatici che appaiono insuperabili ad una mente addomesticata dalla normalità di questo mondo infame di soprusi. Bella roba, stiamo arrivando un passo alla volta al telecomando cerebrale (peraltro già sperimentato in Giappone); il mondo ai robot al potere con 4 coglioni al comando a pestare i tasti del telecomando... che dire... la colpa si addossa sull'individuo, senza nessuna scusante. Celebrolesi di tutto il mondo unitevi! Fate la guerra vera, vomitando le vostre pillole di antidepressivi e psicofarmaci come proiettili su queste facce di merda che un cesso si scanserebbe pur di non fargli da casa!

Mi chiedo: a quando la pillola contro i brutti ricordi che cancellerà quotidianamente i soprusi, le ingiustizie, le soverchierie di stì mangiamerda affannati dal comando, che trasformerà l'uomo in creatura labile, ma felice, col culo sempre pronto e spanato all'uso?


Parlami di libertà e saprò come costruire una gabbia, mormorava un vecchio aristocratico sempiterno che abitava le regioni del tutto.


Religioni, politica, economia, stiamo parlando di vera immondizia rese sacre o potenti da un manipolo di irriducibili farabutti con la complicità del popolo, pecora dalle tette gonfie e pesanti che aspira solo d'esssere munto.


Il mondo così bello, puro e sincero... e la vita che è una sola, oggi condotta nel peggiore dei modi, non merita la fatica di una rivoluzione?

2/10/2009

Non lo so



August Strindberg




Leggo libri e sfoglio cataloghi, scruto fotografie e ricostruzioni in pellicola, fantastico sui tempi andati che hanno lasciato solo un rimasuglio in bianco e nero per questo mio presente. Nel passato non cerco (e non trovo) la felicità, beninteso. Eppure quell'approssimazione di benessere mi ristora. Provo a immaginarmi quel mondo che non aveva ancora del tutto classificato le sintomatologie e le cause del decesso, che rompeva la schiena coi viaggi di una manciata di chilometri e caricava ogni partenza di esodo e di epica, che avvicinava l'anima degli uomini tra le vicissitudini dei giorni trascorsi senza nemmeno una lettera dei propri cari.
Si moriva da giovani, quei pochi a quarant'anni eran già vecchi, ma oggi che la relatività del tempo è a tutti nota, dovrebbe apparir chiaro che anche solo 100 anni fa, quando la vita scorreva liquida in un composto rado d'occasioni o diluito nei tempi, i giorni valevano il doppio e che quindi, alla meglio, non è cambiato niente sotto questo aspetto. Oggi 24 ore bastano a malapena per lavorare.
Non lo so.
Sono inebetito da questo tutto e da questo niente. Coltivo il mio talento necrofilo immergendomi e talvolta annegando nel passato-passatista. Non riesco a cavarmi dal cervello e dal cuore che questo raggiunto benessere, tutta questa tecnologia, prosciughi l'anima anzichè nutrirla; perdipiù questa mia lagna è uguale al pianto del coccodrillo a panza piena.
Nonostante ciò, ho la certezza che questo centinaio d'anni appena trascorso, - il XX secolo delle grandi rivoluzioni - sia stato un trabocchetto per la nostra società occidentale.
Con gli occhi al cielo i nostri nonni ammiravano i fuochi d'artificio progressisti quando in realtà i giochi eran già finiti e i nodi delle contraddizioni incastrati nel pettine dell' '800.
Il XIX secolo ha segnato il picco di questa nostra giostra dell'intelligenza europea, ne ha tracciato i limiti e segnato i futuri confini. E' stata la fulminea parentesi nella storia dell'uomo che poteva farsi libero. Ogni colpo secco di ghigliottina in Francia è stato un passo avanti dell'uomo per l'uomo del mondo intero, così la morte decretata di Dio nella penna di scrittori e filosofi, il segno di matita degli artisti dentro e fuori dalle accademie e dalla società; l'affossamento della s/ragione illuminista in un chiavare sovrafollato e decadente che ha marcato nuovi territori del piacere e marchiato d'idiozia nevrotica la morale. Beati i vivi godenti a quei tempi! Nel giro di un cinquantennio al massimo, (dalla seconda metà dell' '800), tutto è rientrato nella subnormalità della tiritera s/faccendiera giornaliera, grazie alle carceri e ai manicomi declinati nelle più fantasiose forme.
Oggi che sono qui e che scrivo, dopo svariati tentativi maldestri di ricucire il presente e il passato per conservare la memoria e renderla dinuovo agente attivo in questa stramaledetta società, ritorno senza coda al cucciolo che gioca con la propria coda... mi sento un Davide ingrassato che brandisce minaccioso la propria fionda contro un Golia infarcito di testate nucleari.
E' la storia che si ripete - dico dentro di me - e penso per associazioni mentali a quell'unica lettura che mi tranquillizza per la sua onestà: al "Chuang-Tzu" di 4 secoli prima che il nostro Signore posasse il suo sacro culo sulla testa delle nostre anime per raddrizzarci i torti. Penso alla storiella popolare raccontata da questo eremita delle foreste: l'orgogliosa mantide religiosa alzò le sue zampette per frenare il carro, rimanendone spiaccicata.
E così, con la mantide divido la medesima sorte: il pittore spiaccicato senza riscontri, fuor d'epoca e dal mondo senza nemmanco lo sputo di un vitalizio che non si negava allo sfortunato Van Gogh. Tritato dal carrozzone del benessere modaiolo, dogmatico, imputtanito.