1/30/2009

Visita il mio nuovo sito!



Cari amici, se siete interessati al mio lavoro, da oggi potete visitare il mio nuovo sito all'indirizzo:
visit my Web!
Troverete un archivio di opere estratte dagli ultimi 10 anni del mio percorso artistico, ordinate tematicamente.




1/26/2009

A Lucio Solari


Lucio Solari

Per conservare e diffondere la sua opera, sto avviando il progetto che ricordi l'amico Lucio. E' mia intenzione organizzare una mostra e pubblicare un catalogo per raccogliere i suoi dipinti, i disegni, gli scritti, le sue apprensioni e inquietudini che mi auguro, almeno, sia riuscito a lasciare in questo mondo. Chiunque leggendo queste righe fosse interessato alla cosa e volesse in qualche modo collaborare, non esiti a contattarmi via post o mail (associazionespazio27@yahoo.it).


Tabacco e vino pensando a Lucio, cm215x190, 2008

1/20/2009

Museo della Carale / La libertà nell'arte











Riporto di seguito il programma di un interessante evento organizzato dall'amico Adriano Accattino presso il Museo della Carale di Ivrea, nelle giornate del 6-7 febbraio prossimo.

Info: Museo Della Carale Accattino – via Miniere 34 – 10015 Ivrea (To). http://www.accattino.it/



Nei primi giorni del mese di febbraio 2009 s’incontrano a Ivrea artisti verbovisuali e intellettuali per un seminario e una mostra dedicati al tema “La libertà nell’arte”.
Il tema è già stato sicuramente affrontato e discusso in molte occasioni, ma è tutt’altro che esaurito. In questo seminario particolarmente interessante promette di essere l’interpretazione che ne daranno gli intellettuali, tra gli altri, di area libertaria. Ancora una volta l’obiettivo che gli organizzatori si danno è quello di favorire nuove collaborazioni e nuovi incontri tra i partecipanti, insieme con l’acquisizione di prospettive utili per il percorso artistico di ciascuno.
La mostra si compone di una sezione dedicata al lavoro di Martino Oberto e di una sezione di opere appositamente create dagli artisti.
L’evento vede la partecipazione di oltre 60 artisti verbovisuali e 20 studiosi che si sono occupati del tema da diverse angolature.
In un tempo successivo verrà pubblicato un quaderno con gli interventi e le relazioni presentate nel corso del seminario, con le immagini delle opere esposte e la documentazione fotografica dei momenti di incontro.
Programma

Venerdì 6 febbraio 2009
Ore 18:00 Inaugurazione della mostra con il saluto di Gianni Cimalando, Assessore alla Cultura del Comune di Ivrea.
Incontro con Martino Oberto, a cura di Lorena Giuranna, con la proiezione del DVD “OM parla di OM con OM”.
Ore 22:30 Andrea Papi presenta il suo ultimo libro: Per un nuovo umanesimo anarchico e Ferruccio Cajani presenta il suo “romanzo globale”: Incudine ai tropici.


Sabato 7 febbraio 2009
Ore 9:30 Avvio del seminario con le dichiarazioni e le testimonianze dei partecipanti, intercalate dalle relazioni di:
Andrea Papi: Il libertarismo anarchico
Vittore Baroni: Libertà è schiavitù
Franco Buncuga: L’architettura delle parole
Fabio Santin: Arte e anarchia
Luciano Lanza: Volontà e Libertaria: due riviste di politica e... arte
Franco Gabotti: Da uno a tre infiniti
Ore 12:30 Intermezzo-performance: Tomaso Binga: Turbolenze sonore – durata 5’.
Ore 15:30 Prosecuzione del seminario con le dichiarazioni e le testimonianze dei partecipanti, intercalate dalle relazioni di:
Roberto Bertoldo: Il ruolo della cultura
Raffaele Perrotta: L’imagination au pouvoir
Piero Flecchia: Il testamento di Picasso e i contenuti etici della rappresentazione pittorica
Gio Ferri: La libertà dell'arte e le energie dei suoi limiti
Ignazio Apolloni: Il mio j’accuse
Melania Gazzotti: Libri d’artista
Ore 19:00 Performances:
Nicola Frangione: Aprendo le porte alle parole Performance–Reading poetry – durata 20’ c.a
Enzo Minarelli: Polipoesia 4 – per video, immagini, musica, suoni 1989-2009 (libero omaggio al Prometeo, il Poema del fuoco, di Aleksandr Skrjabin, 1909) – durata 20’ c.a
Emilio e Franca Morandi: Emotion plus – durata 15/20’

Domenica 8 febbraio 2009
Ore 9:30 Conclusione del seminario con le dichiarazioni e le testimonianze dei partecipanti, intercalate dalle relazioni di:
Eugen Galasso: Anarchia, amore, poesia
Arturo Schwarz: Del realismo socialista come mezzo di sterminio morale
Tommaso Bressan: Senza titolo
Lorena Giuranna: “La crisi degli immutabili”. Arte e ideologia dopo il postmoderno
Gianni Emilio Simonetti: Valentine de Saint-Point, ovvero behind the green door
Adriano Accattino: Una nuova economia per l’arte
Ore 12.30 performance di chiusura: Carla Bertola e Alberto Vitacchio: Futurisma - durata 15’
L’inaugurazione della mostra, l’incontro con Martino Oberto, la presentazione dei volumi di Papi e Cajani e le performances sono aperti al pubblico. Il seminario è riservato agli operatori.
La mostra rimarrà aperta fino al 22 marzo e sarà visitabile nei giorni di venerdì, sabato e domenica, dalle ore 16 alle ore 19 a partire da venerdì 13 febbraio 2009. L’ingresso è libero.

Tutte le manifestazioni si terranno presso il Museo Della Carale Accattino, Via Miniere 34, Ivrea, tel. 0125612658, ad eccezione della presentazione dei libri, che si svolgerà presso il Circolo degli Amici “Verde Canavese”, Via Ribes 2, Colleretto Giacosa.

Partecipanti:
Fernando Andolcetti, Ignazio Apolloni, Davide Argnani, Vittore Baroni, Carlo Battisti, Carla Bertola, Roberto Bertoldo, Tomaso Binga, Anna Boschi, Luigi Boschi, Antonino Bove, Tommaso Bressan, Gianni Broi, Paolo Brunati Urani, Franco Buncuga, Ferruccio Cajani, Ezio Campese, Carlo Canè, Gianfranco Carrozzini, Sonia Caruso, Alberto Casiraghy, Bruno Cassaglia, Cosimo Cimino, Mario Commone, Carlo Marcello Conti, Alda D’Alessio, Mauro Dal Fior, Jakob De Chirico, Marcello Diotallevi, Paolo Dolzan, Anna Maria D’Ottavi, Liliana Ebalginelli, Tony Ellero, Maria Pia Fanna Roncoroni, Fernanda Fedi, Luc Fierens, Piero Flecchia, Gio Ferri, Giovanni Fontana, Nicola Frangione, Franco Gabotti, Eugen Galasso, Melania Gazzotti, Gino Gini, Lorena Giuranna, Elisabetta Gut, Luciano Lanza, Alessio Larocchi, Ettore Le Donne, Arturo Lini, Arrigo Lora-Totino, Lucia Marcucci, Ruggero Maggi, Franco Magro, Maria Nives Manara, Alberto Mari, Marco Marchiani Mavilla, Enzo Miglietta, Enzo Minarelli, Emilio e Franca Morandi, Massimo Mori, Riri Negri, Martha Nieuwenhuijs, Anna Oberto, Serena Olivari, Martino Oberto, Maurizio Osti, Andrea Papi, Mario Parentela, Michele Perfetti, Giuseppe Pellegrino, Walter Pennacchi, Raffaele Perrotta, Franco Piri Focardi, Claudio Rotta Loria, Fabio Santin, Arturo Schwarz, Gianni Emilio Simonetti, Carlo Alberto Sitta, Luigi Tola, Agostino Tulumello, Pino Viscusi, Alberto Vitacchio, Rolando Zucchini.

Vengono inoltre esposte opere di Luciano Caruso e Corrado D’Ottavi.






1/09/2009

Pirro è morto all'alba

Ho saputo oggi della scomparsa di Marcello, morto a fine novembre. Mi saltano le gambe e i bastoni dell'amicizia giorno dopo giorno.

PIRRO E' MORTO ALL'ALBA
Con naturalezza diranno
Pirro è morto all'alba-
Appeso alla sua tromba per suonare il silenzio-
E sarà la guerra più breve
L'ultima
Quella aspettando i grandi a decidere
Il giro delle cose
Sempre vieni cantando con la voce rotta
Di chi ha troppo vissuto
E la forza selvaggia di chi nella rabbia di vivere
Ha gustato la morte.
Se nell'urto scoprimmo l'amore della sera
E' perchè fummo fatti per questo
Una notte lunga con un cuore che trema
Non è ancora la morte
Anche se per viltà stabiliamo la fine.
A volte, obbedienti e consenzienti, aspettiamo
che le pietre si accavallino alle pietre
e decomposte cadano a valle.
Allora bisognerà ricominciare a cercare
Nei volti e tra un grano e l'altro di polvere
Gli occhi
Quegli occhi e quella voce che
Con naturalezza dicano
Sappiano dire
Pirro è morto all'alba stringendo un sasso.

1/06/2009

Marcello Pirro / Variazioni sul tema



Riporto di seguito i versi del poeta e artista Marcello Pirro, tratti dal libro realizzato con lui nel 2001 e intitolato Ipotesi, la storia burrascosa di un dialogo generazionale, tra geriatria e pediatria, come Pirro amò definirla.



Parigi-Venezia 1999/2000

Variazioni sul tema



Se fiutare il dolore come fosse tabacco
Fosse la soluzione
Avrei risolto molti problemi
Soprattutto il mio e il vostro.


Un giorno sarà quel giorno
Fiuterò il dolore come fosse tabacco
E sarà la fine
Fiuto come un cane da caccia
La beccaccina
Fiuto il dolore come fosse tabacco.


Era venerdì, forse no, dell'anno non ricordo
A Parigi ero a Venezia
La Senna il Canal Grande
Il canale della Giudecca la Loira
Erano barche le barche
Cercavo le gondole
Dovevo venire a Parigi per sentirti vicina
Per voler tornare.


Le tue pietre umide e sudaticce
L'odore marcescente dei canali
La sinuosità impagabile dei rii
Le luci le ombre le calle complici
Lo sforzo doloroso dei reumi al remo
Tra amori e dissapori mi riconducono
A te Venezia
Da figlio ribelle e amoroso.


Occhi di cielo-mare
amore quanto mi costi
Se ancora tra risa isteriche e ortiche
Ti cerco per l'ultimo saluto


E' amore questo che mi ricatta
Quello che scalda il ferro e lo modifica
Che cerca tra il filo e il filo spinato
Il bocciolo mai sfogliato
Quel polline che il miele di marzo
Preannuncia.


Quell'alveo tra corpi putrescenti
Negli occhi liquorosi dei sofferenti
In quelli cisposi e assenti dei vecchi
Nelle rughe mai chiarite delle fronti
Quello è disperatamente amore-
Amore si chiama.


Farò anche questo mon amour
Per amore
Se la disperazione busserà alla porta
Lancerò una moneta contro il muro
E palmo dopo palmo conterò i giorni a venire.


Il mio vecchio cane mai stato alla catena
Non ulula più alla luna piena frasi d'amore
E' sparito chissà doce per non far pena-
Vorrei fosse così anche per me:
morire lontano perchè nessuno sappia
di quando la vita mi teneva alla catena.
















Marcello Pirro è nato nel 1940 ad Apricena del Gargano, in Puglia.

Si è formato culturalmente a Milano. Ha vissuto quasi 4o anni a Venezia, tra Milano e Pavia. Ora vive a Ravenna. Ha pubblicato poesie che sono state pubblicate in molti Paesi, illustrate da H. Richter, Fontana, Guidi, Kemey, Scanavino, Dova, Crippa, Pozzati, Bendini, Vedova, Guttuso, Migneco, Vespignani... con questi ha intrattenuto rapporti di amicizia e di lavoro nel corso degli anni.

Who is.



Alligatore, cm230x130, acrilico su tela, 1998.

Un giorno, a Venezia, un mio giovane collega trentino (ancora studente all'Accademia di Belle Arti) mi disse che era stato in Sicilia e sull'Etna. E' vero che il vulcano è una montagna, ma un trentino sull'Etna?
Cercava le origini, mi spiegò, e allora capii meglio quegli occhi a spillo mobilissimi: la sud passionalità - razionale, la grande capacità di ascolto, la mobilità di pensiero e la tavolozza generosa di colori caldi e mediterranei e di grigi freddi, ma luminosi e tristi. In lui le due montagne (sud-nord) convivono e si fondono fino a diventare un tutt'uno armonico con la pittura. Capii la sua passione per il bianco e nero (che poi è policromo): per la grafica.
Eppoi i coccodrilli a Trento? Le trote nei fiumi di montagna, i tori, ma di alligatori non sapevo.
Paolo Dolzan mi spiegò, senza spiegarsi, con la sua pittura ad alta tensione, che tra le sue montagne ci sono anche gli alligatori e le tartarughe. Mi disse che tra una passeggiata (di ore) e l'altra nei suoi boschi con suo padre un giorno aveva intravisto un'aquila e mentre parlava dell'evento si accalorava e illuminava come un bambino. Capii così che in Trentino ci sono anche gli alligatori.
Eppoi cento teste cento: un modo solo per cercare se stesso negli altri. Erano anni che non vedevo una tale massa di lavoro e così ossessivo impietoso insistente e indagatorio per un solo tema: la testa, la centrale anatomica più difficile da imbrigliare.
Per questa generazione la fissazione è un rischio da evitare quando storicamente sappiamo che l'unico modo per affrontare un problema è sviscerarlo per esorcizzarlo. C'è in queste teste la compresenza di Bacon per il modo di scavare nella forma c'è la compresenza dei grandi espressionisti tedeschi (tutti padri nobili). C'è Paolo Dolzan e la sua faccia da adolescente giocoso e tormentato. Sono ritratti-autoritratti queste cento teste questi cento inviti a guardarci dentro e attorno.
Mentre guardo le grafiche coguardo il grande dipinto dell'alligatore e penso a Scanavino per assonanze per il modo di dosare i grigi per scrivere la profonda tristezza che è nel profondo dell'animo umano. L'alligatore per Paolo è una metafora per come si dimena e perché è in acque inquinate. Su questo grande dipinto e sui molti studi preparatori che conoscevo Dolzan ci consegna un messaggio forte e tragico attraverso un animale forte e a rischio: quel coccodrillo è l'uomo a rischio.
Paolo è un ecologista vero e convinto che dal Trentino pensa all'Amazzonia. Non deve meravigliarsi nessuno se nel suo alligatore c'è l'affanno di vivere e si avverte nello scoordinamento il dolore di vivere.
Il suo segno è sempre tagliente, secco e romantico: mai casuale.
Guardando il suo lavoro grafico e pittorico, leggendo i suoi testi, le sue apprensioni, penso a questo paracelsiano del 3° millennio con apprensione.
Come nei sogni (quelli circolari) crede nel suo lavoro e in quello degli altri e lo si capisce da come si muove. Lui di quella generazione che ho conosciuto a Venezia è un caso a sè e in questo verticalismo anemico è un fenomeno a rischio: é un problematico.
Siamo diventati amici un pò alla volta: quasi non avessimo fretta e così anche i silenzi sono diventati attivi.


Marcello Pirro


(estratto dal libro "Ipotesi" - Pirro/Dolzan, 2001)

1/05/2009

Il Grande Parassita/ Der grosse Parasit



Il Grande Parassita (trittico); cm 540x180, acrilico su tela, 2005
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Succhia, infetta, spreme, ammorba, lorda, prevarica, soffoca, annienta, saccheggia e lo fa con lucida determinazione. Specchiandosi nell'imputridimento delle cose egli afferma la propria inequivocabile superiorità sul mondo. Le azioni e i pensieri di questo essere vecchio di secoli hanno sempre un secondo fine: stanare l'utilità e trasformarla in nutrimento. La sua forma visibile è così orrenda che egli ha imparato a mimetizzarsi e nascondersi, le sue mille facce sono quelle del potere. Egli ha fatto di ogni coscienza umana la sua dimora accogliente, dell'uomo in carne ed ossa il suo nutrimento, della società la dimensione occulta necessaria alle sue molteplici bugie e vergogne.
La paura è dentro di noi e ci morde quando, rovesciando i nostri occhi, proviamo a cercarci e a superare il concetto rassicurante che abbiamo fatto di noi. Ascoltando lo scorrere del nostro sangue, la libidine addomesticata avvampa dei pensieri erotici più selvaggi e la rabbia soffocata scalcia, facendoci sognare i più atroci delitti. La nostra ipocrisia ci viene scatarrata in faccia con la violenza di una domanda: "A quale io rinunciare?" Nel groviglio degli istinti annichiliti e al buio di questa inquietudine per una risposta che non è mai definitiva, ci sorride il Grande Parassita e così, inchiodati al bivio dell'indecisione, diventiamo uno strumento nelle sue mani. La società è il prodotto organizzato di questa reierazione autolesionistica che nel contempo ci rende vittime e carnefici e si concretizza come il terreno della fattibilità nella quale mettere in gioco la nostra schizofrenia. Nel sospetto che il nostro vicino sia più carnefice di noi gli atti deplorevoli e i buoni propositi si cristallizzano, equivalendosi nello schema regolare della legge, della morale, della religione, privandoci di ogni responsabilità per le nostre azioni. Per questo motivo soltanto ci è possibile dichiarare guerra in nome della pace, affamare il prossimo in virtù del benessere, degradare la cultura ad atto pornomediatico, livellare le intelligenze con l'istruzione scolastica, credere nei principi di produzione, coltivare uno spirito patriottico, inginocchiarsi davanti ad un sacerdote, al suo dio o a un qualunque potere, nutrirsi di spazzatura per sentirsi sani/belli/intelligenti, mettere all'asta un proposito genuino e intimo e sentirci degli eroi.


(estratto dal catalogo: Der grosse Parasit, Kunsthalle Faust, Hannover, 2005)