1/05/2009

Il Grande Parassita/ Der grosse Parasit



Il Grande Parassita (trittico); cm 540x180, acrilico su tela, 2005
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Succhia, infetta, spreme, ammorba, lorda, prevarica, soffoca, annienta, saccheggia e lo fa con lucida determinazione. Specchiandosi nell'imputridimento delle cose egli afferma la propria inequivocabile superiorità sul mondo. Le azioni e i pensieri di questo essere vecchio di secoli hanno sempre un secondo fine: stanare l'utilità e trasformarla in nutrimento. La sua forma visibile è così orrenda che egli ha imparato a mimetizzarsi e nascondersi, le sue mille facce sono quelle del potere. Egli ha fatto di ogni coscienza umana la sua dimora accogliente, dell'uomo in carne ed ossa il suo nutrimento, della società la dimensione occulta necessaria alle sue molteplici bugie e vergogne.
La paura è dentro di noi e ci morde quando, rovesciando i nostri occhi, proviamo a cercarci e a superare il concetto rassicurante che abbiamo fatto di noi. Ascoltando lo scorrere del nostro sangue, la libidine addomesticata avvampa dei pensieri erotici più selvaggi e la rabbia soffocata scalcia, facendoci sognare i più atroci delitti. La nostra ipocrisia ci viene scatarrata in faccia con la violenza di una domanda: "A quale io rinunciare?" Nel groviglio degli istinti annichiliti e al buio di questa inquietudine per una risposta che non è mai definitiva, ci sorride il Grande Parassita e così, inchiodati al bivio dell'indecisione, diventiamo uno strumento nelle sue mani. La società è il prodotto organizzato di questa reierazione autolesionistica che nel contempo ci rende vittime e carnefici e si concretizza come il terreno della fattibilità nella quale mettere in gioco la nostra schizofrenia. Nel sospetto che il nostro vicino sia più carnefice di noi gli atti deplorevoli e i buoni propositi si cristallizzano, equivalendosi nello schema regolare della legge, della morale, della religione, privandoci di ogni responsabilità per le nostre azioni. Per questo motivo soltanto ci è possibile dichiarare guerra in nome della pace, affamare il prossimo in virtù del benessere, degradare la cultura ad atto pornomediatico, livellare le intelligenze con l'istruzione scolastica, credere nei principi di produzione, coltivare uno spirito patriottico, inginocchiarsi davanti ad un sacerdote, al suo dio o a un qualunque potere, nutrirsi di spazzatura per sentirsi sani/belli/intelligenti, mettere all'asta un proposito genuino e intimo e sentirci degli eroi.


(estratto dal catalogo: Der grosse Parasit, Kunsthalle Faust, Hannover, 2005)

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