12/12/2009

Von Jürgen Scharf Inzlingen.


Paolo Dolzan und Piermario Dorigatti zusammen mit der barock gewandeten Galeristinnen-Tochter Henrietta Duerschlag in der Ausstellung Die Dame und ihr Schatten.
Foto: Jürgen Scharf


Die Dame des Hauses empfängt bei der Vernissage die Besucher in einer Spätrenaissance-Robe; auch die Tochter rauscht barock gewandet durch die Räume. Das Outfit aus dem Theater-Kostümfundus in der Ausstellung Die Dame und ihr Schatten in der Galerie Altes Rathaus Inzlingen hat seinen guten Grund: Geht es doch in der Doppelschau der beiden italienischen Maler Paolo Dolzan und Piermario Dorigatti um den aktuellen Blick auf die alten Meister, um das Verhältnis zwischen der modernen Malerei und den großen Bildnismalern der Kunstgeschichte.
Vor allem Dolzan beschäftigt sich mit den Meisterwerken von Rembrandt, Rubens, Caravaggio, van Dyck und schafft großformatige zeitgemäße Persiflagen dieser Meisterbilder. Der Betrachter muss die historischen Bildquellen immer im Hinterkopf behalten, damit der schockartige Eindruck und Einbruch in die Groteske sowie oft grausige Metaphern abgemildert wird. Denn der in Trient lebende Maler Dolzan bedient sich der ähnlichen manischen und verzweifelten Metaphorik wie die entsetzten Visionäre, namentlich Francis Bacon. Diese Maler zeigen das gefährdete und beschädigte Leben in Gestalt historischer und heutiger Figuren mit ihren verzerrten Physiognomien. Da fällt auch Dolzan etwa mit dem Rembrandt-Selbstporträt darunter, mit Hieronymus Boschs apokalyptischem Triptychon des Deliziösen, van Eycks Cavaliere (Ritter), Das Kind von Rubens, Der Ungläubige Thomas nach Caravaggio: alles gemalt in barockem Duktus zwischen bitterernst, tragisch und ins Lächerliche gezogen oder parodistisch verfremdet.
Dolzan ist von beiden Künstlern der barocke, dunkle, während Dorigatti aber nur auf den ersten Blick der bunte, fröhlichere ist, denn eigentlich sind in seinen Bildern bei genauer Betrachtung die Gesichter auch deformiert. Jeder der beiden Maler hat seine eigene Sprache, die kunsthistorisch untermauert ist. Während Dolzans großes Thema klassisch-barock ist, eine hinterfragende Reminiszenz an die alten Meister, so ist Piermario Dorigattis Thema der Schatten. Es ist ein großes Thema der Romantik. Man denke nur an Chamissos berühmte Märchennovelle Peter Schlemihls wundersame Geschichte, in welcher der Held seinen Schatten verliert, an E.T.A. Hoffmanns fantastische Erzählungen um einen verkauften Schatten oder an Richard Strauss Oper Die Frau ohne Schatten.
Es sind romantische Beispiele des Teufelspaktes. Es ist also eine Replik auf den Schlemihl. Damit setzt sich Dorigatti in seinen gemalten Schatten auseinander. Die Auflösung der physischen Welt wird von ihm auch malerisch theatralisch so umgesetzt: Die Figuren erscheinen nur angedeutet mit verwischten Konturen und verschatteter Physiognomie auf einer imaginären runden Bühnenebene. Also beide Maler beschäftigen sich mit verschiedenen Epochen und der Tradition der Malerei aus der Sicht von heute. 3 Bis 12. Dezember, Donnerstag bis Samstag, 17 bis 20, Sonntag, 14 bis 20 Uhr.

12/10/2009



"I due amici", cm140x190, acrilico e tempera su tela, 2009

Die Posen verschwinden


Die italienischen Maler Piermario Dorigatti und Paolo Dolzan Foto: Roswitha Frey


In prächtigen Kostümen aus der Barock- und Renaissancezeit erschienen Galeristin Evelyn Duerschlag und ihre Tochter bei der Vernissage in der Galerie Altes Rathaus in Inzlingen. Die Roben aus dem Theaterkostüm-Verleih passten stilistisch perfekt zu der Epoche der Malerei, auf die sich der italienische Maler Paolo Dolzan bezieht. Der Künstler aus Trient greift berühmte Motive Alter Meister auf und verfremdet sie in seinem eigenen Stil.Wer die großformatigen, in den Farben oft düster-dramatischen Gemälde von Dolzan sieht, mag zunächst an Francis Bacon denken. In heftigen Pinselhieben und wuchtig-vehementem Gestus verzerrt und deformiert Dolzan die Figuren und Porträts aus der Kunstgeschichte, verwischt deren Gesichtszüge und Konturen bis zur Unkenntlichkeit und bis zur Groteske, dass man sich unwillkürlich an Bacons obsessive Bilder vom leidenden, gequälten Menschen erinnert fühlt. Auch Dolzans Arbeiten haben etwas Erschreckendes und Faszinierendes zugleich, erzählen von Zerstörung und Neuschöpfung. Mit verlaufenden Farbschlieren und einem fast brutal dynamisch aufgeladenen Malakt setzt sich Dolzan mit den Meisterwerken eines Rubens, Rembrandt, Caravaggio, van Dyck und anderen auseinander. Indes kopiert er deren berühmte Porträts und Figurenbilder nicht, auch wenn die Figuren noch in Teilen und Restzügen erkennbar bleiben, sondern interpretiert und verwandelt sie völlig neu mit den Stilmitteln der heutigen expressiv-abstrahierten Malerei. Die Gesichter sind nur noch gespenstisch verwischte, unförmig verdrehte und deformierte Masse, die Umrisse der Contessa, des Comte oder des Cavaliere, das überdimensionale Selbstporträt nach Rembrandt, das "Kind" von Rubens, das Motiv des "Ungläubigen Thomas", die Madonna mit Kind, die üppige Pracht und Pose der elegant herausgeputzten Modelle aus früheren Jahrhunderten verschwinden fast unter der gewaltigen Wucht und Vehemenz der Pinselstriche. (estratto da: "Badische Zeitung")

12/04/2009

Scomporre per capire / Mariapia Ciaghi intervista Paolo Dolzan

Quale significato assume nel tuo processo creativo la Scomposizione?
Nel mio lavoro la scomposizione delle forme è un fattore contingente più che intenzionale, vale a dire, subentra in corso d'opera nel mio approccio istintivo al colore e al segno. Spesso la scomposizione ramifica le possibilità, nell'osservatore, di interpretare il medesimo soggetto. Va però chiarito che la scomposizione è un atto successivo al comporre e perciò presuppone adeguate conoscenze delle regole che costruiscono il dipinto.
Come definiresti il tuo stile e cosa cerchi nella pittura?
Il mio stile ritengo che consista nell'adeguarmi alle logiche dettate dal lavoro e non è certamente autoimposto. Il mestiere del pittore, a mio avviso, consiste soprattutto nell'affinare l'attenzione verso gli sviluppi, le scoperte e gli errori che costellano questa pratica. Sviluppato un buon grado di attenzione è poi necessaria una adeguata consapevolezza per comprendere ciò che effettivamente appartiene alla propria sfera personale e che quindi deve essere sviluppato e ciò che, invece, deve essere rigettato alla stregua di una zavorra perché estraneo o non ancora sufficientemente assimilato, oppure perché riconosciuto come semplice seduzione. Quindi se lo “stile” ti consente di essere riconoscibile per delle qualità o per dei difetti, indipendentemente dai casi, significa che ti sei trovato, sai cosa sei e puoi cominciare a costruire qualcosa. Allo stesso tempo, lo stile può portare l'artista alla sterile replica di sé stesso e dunque all'annichilimento, senza evoluzione o involuzione che sia. Nel mio caso preferisco parlare di “impronta”, poiché, dopo più di vent'anni di esercizio coi pennelli, quando mi guardo indietro, invece di una fila di dipinti tutti uguali ritrovo le riuscite e gli errori che valgono almeno una ricerca.
Per rispondere alla seconda parte della domanda: nella pittura cerco la pittura. Questa sola mi basta. In passato sono stato invece così stupido da credere che la rivoluzione potesse essere fatta anche con i pennelli, ma mi sbagliavo, perché il fatto stesso di essere un pittore presuppone troppe rivoluzioni personali per consentire un passo corale e sociale davvero rivoluzionario.
Provo disgusto per ogni forma di potere autoreferenziale che, secondo me, oggi è intrinseco ad ogni coniugazione e forma istituzionalizzata. La pittura è il mio lenitivo.
Come è nata la tua passione per il disegno e per la pittura?
Come tutti i bambini ho trascorso buona parte della mia infanzia a disegnare... avevo la passione dei dinosauri e ho riempito interi quaderni di queste immagini. Semplicemente, raggiunta una certa età ho proseguito in maniera del tutto naturale. Credo che l'ostacolo più grosso per un (futuro) pittore sia proprio quello che ti si para davanti nell'adolescenza: quando trascorrere i pomeriggi a fare quello che facevi da piccino ti disorienta e credi che sia un retaggio infantile che ti impedisce di diventare adulto. L'arte mi ha maturato facendomi girare alla larga dal mondo degli adulti, che è spesso solo una becera farsa della maturità, fatta di menzogne e opportunismi, obblighi e cilici. Della sfera infantile ho mantenuto la totalità degli impulsi, se non proprio quella dei sentimenti.
Quali artisti ti hanno maggiormente influenzato e quali senti come maestri?
Culturalmente sono sempre stato un “onnivoro”; in passato l'impronta intellettualmente più forte credo di averla ricevuta da Sigmund Freud, Friedrich Nietzche, Lao Tzu, Chuang Tzu, August Strindberg, Antonin Artaud, Ferdinand Céline, William Burroughs e Carmelo Bene.
Negli ultimi tempi ho rimuginato l'idea che solo l'ultimo quarto dell''800 abbia fornito una reale possibilità di cambiare rotta per l'uomo incivilito, ma che il tentativo di pochi sia fallito per l'inconsistenza civile della maggioranza e per il peso eccessivo che una totale libertà, calata sulle spalle gracili dell'individuo, comporta.
Artisticamente mi interessa tutto ciò che reputo essere di qualità e sincero; sono allineato a quella lunga linea di pittori inquieti che attraversano la storia dell'arte e che hanno affrontato di petto il fronte esistenziale di questa ricerca estetica. I nomi dei miei riferimenti sono quelli delle diverse stagioni della mia vita, da Skopas (scultore greco tardo classico) in poi...
Parlare di maestri è un'altra questione. Oggi il rapporto tra maestro e discepolo è corrotto come tante altre cose. Tra i due non esiste una gerarchia poiché sono essenziali uno all'altro. I miei maestri sono stati Carlo Di Raco e Marcello Pirro e a loro va la mia più sentita gratitudine.
Come hai vissuto il “tour poetico pittorico” intrapreso dal 2000 con il poeta e artista Marcello Pirro?
Ho conosciuto Marcello Pirro nelle notti trascorse nei bacàri venziani, al momento delle presentazioni (in casa Bernt) io ero uno studentello dell'accademia e lui un poeta che aveva collaborato con i giganti del '900. Dopo un paio di anni mi ha chiesto di illustrare le sue poesie, selezionate dal '56 al 2000 e di intraprendere questo tour poetico-pittorico. Il tour è stato una catastrofe di continue incomprensioni e ci è costato il reciproco allontanamento. Marcello definiva il nostro rapporto tra colleghi alla pari, come un dialogo tra “geriatria e pediatria”, confinando il dato anagrafico nello schema del caso. Marcello è stato un uomo di molte battaglie donchisciottesche, l'ultima l'ha persa con l'alcool e un brutto cancro, l'anno scorso. Con Marcello ho conosciuto, attraverso i suoi racconti di prima mano, i vizi e i pregi degli artisti moderni che studiavo sui libri dell'accademia, ho imparato come muovermi da uomo, piuttosto che da artista attraverso questo immondezzaio dorato che è il mondo dell'arte. Ho capito quanto si pagano cari i compromessi e, soprattutto, a conoscere anzitempo l'approdo, nell'assecondare gli aspetti più turbolenti della propria natura. Marcello Pirro è stato un grand'uomo con tutti i vizi del caso.
Su invito dello storico d'arte Mauro Zanchi, tu hai presentato nel 2007 a Clusone una serie di opere legate al della Danza Macabra. Mi puoi parlare del progetto intitolato “Abituarsi all'Idea” per le quali sono state realizzate?
Nel 2007 fui contattato da Mauro Zanchi, profondo studioso dei cicli macabri europei e di buona parte della pittura tardo medievale, che mi chiese di reinterpretare il ciclo della “Danza Macabra” di Clusone, primo esempio in Italia, risalente al 1485 e derivato dall'iconografia francese. Aprendo ad una collaborazione multidisciplinare con la partecipazione di Fulvio de Pellegrin (fotografo), Heidi Lichtenberger (video/installazioni), Massimo Arrigoni (poeta sonoro), Mariacristina Zanon e Yelly Thioune (danzatori e performer), prese corpo l'evento intitolato “Abituarsi all'idea”, presentato negli spazi dell'Oratorio dei Disciplini di Clusone che ospitano a tutt'oggi il celebre ciclo di affreschi. Le opere cercarono di coprire i vari aspetti della morte, la parte di valenza sociale la interpretai secondo una analisi dell'iconografia volta ad attualizzare i volti quattrocenteschi, cosicchè in sorte dei principi e delle damigelle, fu la volta degli agenti di borsa, dei rappresentanti, dei calciatori, di camminare democraticamente sul filo della lama della Nera Signora. L'unica figura rimasta dell'antica rappresentazione fu il Papa, ancora purtroppo, più che attuale.
Come hai concepito le opere sul tema della morte?
Zanchi pensò di contattarmi dopo aver visto una serie di miei lavori che rappresentavano per categorie il martirio lavorativo (“l'impiagato”) e dopo aver visto il ciclo di 111 grafiche che realizzai dal 2000 al 2004, pensati come ritratti in omaggio degli oltre ottomila corpi trasformati in mummie che riposano nelle catacombe dei Cappuccini di Palermo. Vita e morte sono aspetti inscindibili dal mio lavoro e dalla mia quotidianità, il pensiero della morte mi avvicina alla vita e questo lo considero un antidoto prezioso, ravvisando nell'apatia una condizione ben peggiore della morte.
Cosa ti ha maggiormente attratto del progetto “Il meleto di Tolstoj” per il quale hai realizzato pure una serie di disegni?
Il “Meleto di Tolstoj” è un'iniziativa fortemente voluta dal compianto Ugo Winkler, presidente dell'Arci del Trentino. Nel 2007 partii al seguito della delegazione con l'incarico di documentare il viaggio con un taccuino di disegni. Il primo significativo obiettivo raggiunto risale a poco tempo fa, con la stesura di un protocollo di intesa tra la Regione di Tula, la Tolstoj Foundation di Yasnaya Polyana e la Provincia di Trento. Recentemente ho collaborato alla stesura del catalogo e della mostra presentata presso la sede di Palazzo Roccabruna ( Trento), organizzata da Arci del Trentino e dalla Camera di Commercio. Di questa iniziativa ciò che mi ha effettivamente coinvolto è stata la possibilità di utilizzare la figura poliedrica del grande scrittore Lev Tolstoj per aprire un discorso culturale multidisciplinare e internazionale.
Come vedi l'attuale panorama della pittura e dell'arte in generale in Trentino?
Male, Malissimo, sempre sbagliato. Innanzitutto l'arte non può essere un affare istituzionale né, tantomeno, un orto mentale, perché per conto mio, presto fede all'enunciazione nietszchiana che sia compito dell'arte distruggere la società. Mi riferisco alla visione laterale che era propria degli intellettuali e degli artisti quando, liberati/sacrificati nella rottura con le committenze, estromessi dalla società, hanno fornito una visione affatto consolatoria che espropria la cultura della massa dai processi verticali del potere. Quindi, in primo luogo, accuso di preteso e ingiustificato assistenzialismo la categoria degli artisti che elemosinano il proprio tornaconto negli affari avversari. In secondo luogo, le cariche istituzionali attuano una selezione nella rota dell'arte sulla base di un proprio interesse personale (oppure politico) e peccano di ignoranza indecente. L'arte oggi assolve un ruolo che appartiene alla sfera dell'intrattenimento. Ma cosa accadrebbe se utilizzassi la Bibbia, il Talmud, la Costituzione per incartarci il formaggio? Le scolastiche porcaggini che vengono somministrate nei musei, nelle scuole e negli altri luoghi deputati alla cultura, lavorano allo steso modo. La svilita opera di Van Gogh, per esempio, non è fatta per incartarci il formaggio. E', invece, il percorso esistenziale e mistico di un artista che ha saputo analizzare la società del suo tempo come un prodotto di una follia aberrante.
Cosa consiglieresti a coloro che iniziano a cimentarsi in questo complesso mondo dell'arte pittorica?
Di rinunciare ai pennelli e impugnare le armi. Per armi intendo quelle pacifiche: buttare al cesso la televisione e l'informazione sempre prostituita agli interessi, la fiducia nello stato, la fede nelle religioni e nell'istruzione istituzionale che livella le intelligenze. Insomma, basterebbe chiedersi il perché nascosto dietro le cose .
Quali sono i progetti ai quali stai lavorando?
Mi interessa la carne, il primo canale dei rapporti di sopravvivenza tra gli uomini e le donne. Due razze a tutti gli effetti divise. La carne come materia sensuale, la carne che si decompone divorata dai vermi, la carne alla quale, (sensualità a parte), vi si potrebbe rinunciare risparmiando i nostri gemelli animali, a meno di non essere preda di un raptus selvaggio e dionisiaco, conquistandosela a premio delle proprie zanne.

12/01/2009


Autoritratto con sigaretta, cm150x100, acrilico su tela, 2009

11/27/2009

In Trentino? Gli anarkici!

Sfoglio il giornale senza akuistarlo, nei bar. Dei giornali lokali si trovano di norma "l'Adige" e " Il Trentino". Nel mezzo di un guazzabuglio di amenità, da kualche settimana mi scivola l'okkio tra le righe di artikoletti che stigmatizzano quello sparuto manipolo di anarkici provinciali kioccianti di proteste e okkupazioni disokkupate. Anarkici. Si proklamano loro. La stampa felice li etiketta. Anarkici. Mi interrogo, a questo punto: "Cos'è oggi il pensiero anarkico e libertario, in kuale scimmia di turno si è tramutato, tra bankomatti fannulloni ubriaconi figli di papà ( e di mammà) e giornalisti kierikobeghini, qualunkuisti, markettari, dipendenti, kakasotto? Dunque è questo l'anarkismo? Si risolve giokoforza in 4skiaffi andata/ritorno, okkupazioni di finestre poi murate dai karamba... ekkekazz...
Questa "K" maledetta, bandita nell'alfabeto italiano spunta ad ogni angolo della semplificazione della lotta politica e pure del "Lotto", in politica.
Fino a quando non cancelleranno i files da google, mi restano le dietrologie anarchiche di metà ottocento e di inizio novecento. Bella soddisfazione.
Oggi i giornali principevescovendoli attaccano dei ragazzotti arrabbiati e la Kuestura gli dà il foglio di via. Gli anarkici non son graditi a Trento... come dire: BANDITI.
Equivochiamo, farabutti.
Meravigliatevi, sempliciotti.
Queste flatulenze di cronaca non riguardano l'anarchismo. I giornalisti lo sanno bene. L'anarchismo non ha bisogno di okkupare, perchè è una ideologia della minoranza sì, ma che circola - OGGI COME IERI - nella vena di persone in grado di comprare.
Una cosa è certa: se Eliogabalo avesse fatto il giornalista, anzichè l'imperatore a Roma e il travestito di notte, ne avrebbe certo perduto in dignità.

11/19/2009

evoluzione/involuzione




Capovolgendo il cannocchiale evolutivo mi sento meglio... come dire, parte del tutto ingiustificato (che non chiede il libretto delle istruzioni a nostro signore per imparare ad esistere); e se per imparare davvero qualcosa dovessimo guardare ai nostri parenti più fortunati tra le categorie delle scimmie? Certo, guardando Koko mi sento meglio... facciamo una cosa... mettetemi pure in gabbia, però passatemi pennelli, tele e colori perchè mi rincretiniscano l'anima... alla fine dei conti - ve lo assicuro - ci avrò guadagnato io.


Cordialmente,


il vostro affezionato scimmione.

www.koko.org

11/10/2009

11/05/2009



Il musico (da Rubens), cm150x100 acrilico su tela, 2009

10/18/2009

X



Crocifissione cm200x154, acrilico su tela, 2009

10/15/2009





Giovedì 15 ottobre ore 16 apertura Atelier 2009/2010
Atelier F
Esposizione Collettiva - Laboratorio di Pittura:
Giovedì 15 ottobre ore 12 - 19
Corso di Pittura, Proff. Carlo Di Raco e Laura Valle
Accademia di Belle Arti
Sede Ex Ospedale degli Incurabili
Zattere, Dorsoduro 423

Sede: Ex Ospedale degli Incurabili, Dorsoduro 423 Venezia
Periodo: dal 6 al 13 ottobre 2009
Apertura: 6 ottobre 2009 ore 17:00

In concomitanza con la 53a Biennale Internazionale d'Arte, l'Accademia di Belle Arti di Venezia promuove un ciclo di manifestazioni dal titolo NUOVE FIGURE 3.Il progetto prevede un calendario espositivo che si svolgerà, tra giugno e ottobre, in tre diverse sedi: nelle due istituzionali dell'Ex Ospedale degli Incurabili e dell'isola di San Servolo e, all'interno della manifestazione "Krossing" (tra gli eventi collaterali della Biennale Internazionale d'Arte), presso il Capannone 35 di Forte Marghera.La manifestazione, articolata in un programma che propone workshop, installazioni site specific e mostre, prevede la partecipazione di circa trecento giovani artisti attivi nei laboratori di pittura, scultura, scenografia e decorazione della storica istituzione veneziana.La struttura del progetto e la qualità dell'iniziativa impongono NUOVE FIGURE 3 come la maggiore vetrina sulla produzione artistica giovanile presente nel territorio veneto. NUOVE FIGURE 3 è una manifestazione coordinata dal Consiglio Accademico e curata da uno staff di docenti dell'Accademia di Belle Arti Venezia, che ha articolato le varie proposte al fine di promuovere al meglio la produzione didattica e di ricerca, in un momento di grande affluenza in città dei più qualificati operatori attivi nel campo delle arti visive.
Centralino: Tel. +39.041.2413752Fax: +39.041.5230129

10/13/2009


Rembrandt, cm150x100, acrilico su tela, 2009

10/04/2009



inaugurazione:
16 ottobre 2009
Palazzo Roccabruna
Via Ss. Trinità - Trento

Galerie Altes Rathaus - Dolzan / Dorigatti


La dama e la sua ombra - DOLZAN / DORIGATTI

Galerie Altes Rathaus - Inzlingen (Germania)
dal 7 novembre al 12 dicembre 2009
Vernissage: sabato 7 novembre ore 18.00
Incontro con gli artisti: domenica 8 novembre ore 11.30
Galerie Altes Rathaus Dorfstr. 36 79594 Inzlingen

La mostra intitolata La dama e la sua ombra, concepita come doppia esposizione personale degli artisti italiani Paolo Dolzan e Piermario Dorigatti, presso la Galerie Altes Rathaus di Inzlingen, intende approfondire il rapporto esistente tra le attuali sperimentazioni pittoriche e il repertorio di immagini artistiche del passato. Un cammino a ritroso, questo, che elimina le classificazioni storiche, consegnandoci una definizione di arte che non può essere “moderna” e neppure “passata”, in quanto fenomeno di forze creatrici ataviche che scaturiscono in forma medesima dagli artisti, di ogni epoca e geografia. Il linguaggio pittorico va dunque interpretato, al di là degli storicismi e delle contestualizzazioni, come un tracciato piatto e consequenziale, percorribile nelle sue polarità equivalenti di sviluppo e di regressione.


Nelle tele di grande e medio formato, così come nel lavoro grafico, i rifacimenti di Dolzan dei capolavori del '600, cavati dal repertorio di Rembrandt, Rubens, Caravaggio, Van Dick, etc., testimoniano la volontà di gemellare i processi di ricerca pittorica presente e passata. La brutalità pittorica di questo giovane artista stravolge le fisionomie di questi spettri, acconciati con eleganza, luccicanti di armature e di gioielli; per assumere la forma di un esorcismo, necessario all'artista per abbattere i condizionamenti esterni alla pratica creativa, diversi dal sé, rappresentati prima dal gusto elitario della committenza e, oggi, dalla cultura di massa.


Le “ombre” dipinte di Piermario Dorigatti segnano i margini della prefigurazione, ma nell'esercizio pittorico riassumono volutamente le regole della realtà fisica e dunque i principi dell'arte come imitazione. La disintegrazione del mondo fisico ha lasciato dei residui sparpagliati sulle tele di questo artista, come le ombre delle persone incollate ai muri di Hiroshima, non permettono di rimuovere dalla memoria collettiva i ricordi di quegli orrori, così le ombre di Dorigatti affermano in maniera inedita le regole della tradizione.



9/22/2009

omaggio a Tolstoj




Il 16 ottobre 2009 inaugura l'iniziativa "Il meleto di Tolstoj", promossa dall'associazione Arci del Trentino e dalla Camera di Commercio di Trento, presso la sede di Palazzo Roccabruna.




Il percorso espositivo descrive le principali tappe del progetto che ha portato alla stesura di un protocollo provinciale di collaborazione tra il Trentino e la regione di Tula, in Russia, sede della Fondazione Tolstoj di Yasnaya Polyana. In questa occasione, 20 artisti presentano il loro omaggio alla figura del grande letterato russo Lev Tolstoj, sottolineando, con la loro opera, l'urgenza di un dialogo interdisciplinare e trasversale rispetto alle differenti culture.

Espongono:

ADRIANO ACCATTINO/BURKART AICKELE/ROGER BALLEN/SIMONA CESARI/FLAVIA DECARLI/JAKOB DE CHIRICO/ FULVIO DE PELLEGRIN/ PAOLO DOLZAN/ PIERMARIO DORIGATTI/ WOLFGANG FALLER/ NORBERT KLORA/ ROBERTO KUSTERLE/ HEIDI LICHTENBERGER/ LIUDMILA&NELSON/ EUAN MACLEOD/ RUGGERO RADAELE/ CHRISTIAN ROTHMANN/ GIOVANNI RUBINO/ MARCO SBIZZERA/ MATTIA SERRA




TRENTO - PALAZZO ROCCABRUNA - "IL MELETO DI TOLSTOJ"
DAL 16 OTTOBRE 2009





9/21/2009

Il barone e la contessa







cadauno cm100x70, acrilico su tela, 2009

8/30/2009


"L'infanta (da Rubens)" cm200x150, acrilico su tela, 2009

"Cavaliere (da Van Dick)", cm200x150, acrilico su tela, 2009

"L'incredulità di S. Tommaso (da Caravaggio)" cm150x200, acrilico su tela, 2009

7/18/2009

La possessione del singolo


L'uomo nero - cm200x300, 2008

L'individuo umano è un ente distinto da altri perché dotato di caratteri strutturali e funzionali che ne definiscono la sua unicità di persona. L'insieme di persone legate da vincoli etnici, soggette a leggi e ordinamenti comuni che configurano un rapporto ordinato di rapporti morali, economici, giuridici e religiosi, costituisce ciò che notoriamente definiamo col termine di “società”.
La contraddizione del sistema sociale si manifesta nel forzare le molteplici unità – ciascuna con proprie necessità, aspirazioni, percezioni e regole – ad accettare le regole virtuali della collettività. Ciò vale a dire, che la società per esistere deve sopprimere l'individualità e che l'individuo sociale é vittima di costanti rappresaglie che hanno come fine il suo annullamento.
Principalmente, il vantaggio a favore del sistema è dato dalla sua preesistenza rispetto alla vita del singolo che è accolto e conformato sin dalla nascita agli schemi costituiti, al punto di rendere quasi impossibile separare le parti autentiche e le tensioni vitalistiche originarie dal costrutto sociale inculcato. Una sorta di tirannide regola i rapporti tra la società e l'individuo, esso si vede addossato di doveri e diritti acquisiti dalle generazioni precedenti per i quali non può nulla.
La società, inoltre, appare come una realtà irrinunciabile per la sicurezza della specie umana e la sua storia è antica quanto la nascita del secondo uomo e si delinea con il costituirsi del primo nucleo di mutuo aiuto famigliare, dacché ancora oggi le società, pur organizzate in nazioni, riflettono macroscopicamente il sistema famigliare.
Il sistema sociale é in continuo mutamento evolutivo, composto di uomini reali esso è però solo un'entità irreale, che si concreta difformemente attraverso la strumentalizzazione di alcuni individui, ma che mai può manifestarsi nella sua interezza. L'individuo non può che conoscere la società nelle frammentarie azioni dei propri simili e di se stesso, avendone una percezione inevitabilmente monca. La società costituisce un punto ignoto, una zona d'ombra insondabile nella vita di ogni cittadino che appartiene ad essa ignorandone i confini e i limiti. La sua morfologia insondabile la proietta nella sfera del soprannaturale.
La storia ci presenta il variopinto diagramma degli splendori e degli orrori connessi ai mutamenti sociali e ai diversi tentativi di applicare i più disparati sistemi d'ordine, di politica di cultura e di religione. Anche nelle combinazioni di sistemi tra loro più differenti è possibile individuare la medesima costante: la società assume in forma inseparabile da sé stessa i tratti della classe al potere. Il potere si esprime nel consenso/silenzio/raggiro della maggioranza.

7/15/2009

Arthur Cravan - poetaboxeur




E mentre allofago
nella luce del tuo amore,
i nostri panciotti si intrecciano,
Mio caro cavolfiore,
io inseguo la tua vasta vita,
e i tuoi colori,
e in un amalgama
di Jack Johnson, elefanti marini e guardaroba
i nostri stronzi brillano come seta inumidita
dall’acqua
fanculo-fanculo! Il battito
dei nostri pantaloni alla zuava
nell’ultimo
spasmo
addominale



7/14/2009


Bambino con gatto, cm100x70, acrilico su carta, 2009

7/06/2009

L'angelo della M










L'angelo della M - cm250x200, acrilico su tela, 2009

7/01/2009


La venere andata a male (omaggio a Giorgione), cm90x200, 2008




Caronte, cm190x200, acrilico su tela, 2008

6/30/2009

ScomporreXfare

Esposizione degli artisti Paolo Dolzan e Piermario Dorigatti all'interno del ciclo "Fuoribiennale2009" organizzato dalla Galleria ADmore.


Dal 17 Luglio al 14 Agosto 2009
Vernissage: venerdì 17 Luglio ore 17.00
orario: 11h-18h (chiuso la domenica)


Galleria ADmore
Chiesa Ss. Cosma e Damiano
Giudecca 624
campanello 14C - 3° piano
30133 Venezia


Info:

+39 0415209245