11/21/2008

Donna barbuta scrive a donna cannone




Per quanto riguarda la tua ultima mail sulla sofferenza, scusa ma sono stato preso in questi giorni e non ti ho risposto... la faccenda mi sa che è lunga...dell'infanzia e gioventù in famiglia non ho nulla da rimproverare a mami, papi e te, ci mancherebbe! Anzi, sono contento che quello che ho vissuto mi abbia portato a ciò che nel bene e nel male sono diventato, semmai per me si tratta di limare alcune faccende del tipo sgropparmi delle abitudine incarnate negli anni di bagordi e di dosso un pò di chilacci... col tempo sto entrando nell'ordine delle idee di un cambiamento, stando al mio lento e implacabile passo, però. Sull'elemento tragico e sull'incapacità di essere ottimista, beh, basta mettere insieme le cose e ne deduci le ragioni, ma sappi che non lo ritengo questo un fattore negativo quanto piuttosto un approccio realista alla vita. Io sono innamorato della vita (altrimenti non sarei così godereccio), certo a volte questo urta col pensiero di doverla abbandonare prima o dopo e fondamentalmente, sul non riuscire a venirne a capo. Ormai considero la vita alla stregua di un quadro, ma in questo caso sono io il quadro anzichè esserne il pittore, tutto qua... in fondo se la vita avesse un'utilità sarebbe orribile perchè comprometterebbe ogni cosa con l'interesse. Poi a tutto questo ci puoi aggiungere la visione disincantata che ho maturato per tutto e il fatto di non appartenere (per fortuna) a nessuna categoria solidale organizzata (dalla religione, alla politica, alle sette, al rotary club!). Questo a volte ti fa sentire rifiutato e solo, ma il pensiero deprimente è scacciato da una buona digestione. Poi mi danno fastidio le ingiustizie e la stupidità e di queste cose è pieno il mondo, me compreso. Mettici pure le visioni forti e tragiche dell'infanzia (dal bacio alla suora morta, ai maiali macellati, all'operaio folgorato sula linea del tram al ritorno dell'asilo), i dolori all'ordine del giorno (la malattia di Simona, i suicidi più o meno consapevoli degli amici e quelli che semplicemente si sono persi per strada). Su tutto, la mia formazione intellettuale a cavallo tra '800 e '900: il pessimismo cinico di Strindberg e Celine, la morte della morale e di Dio nietzschiana, l'amore viscerale per la pittura di ogni tempo fuori dai giochi e dalla società, il tentativo fallito di salvarmi trasformandomi in un guru indiano, ma anche lì, ahimè, ho trovato la strada murata dall'illusione: secondo te dovrei starmene in contemplazione ascetica vedendo il mondo scorrere e disintegrare il mio io? No grazie, mi ci butto a capofitto invece! E al mio io ci tengo come un autentico egoista! Ti dirò di più, e con questo ultimo pensiero chiudo: è proprio nella costruzione di un proprio io che trovo la ragione personale del vivere, mettersi in gioco a costo di aver sbagliato tutto e aver imboccato come un idiota la giostra alla rovescia...ecchissenefrega. Maturare dei principi senza aspettative di paradisi e inferni. Se nessun motivo o pregiudizio ti spinge verso quell'azione o quel pensiero, allora sei una persona libera.
Un bacio sorellina e non preoccuparti che c'ho la scorza dura!

11/18/2008

La memoria si cancella



Nel pomeriggio, con un amico si parlava e ci si interrogava sul futuro che ci aspetta... risultato: fai bene a fare ciò che fai, tanto meglio se lo pratichi. Oggi pensare è difficile, scrivere i tuoi pensieri lo è ancora di più, semplificare i tuoi rovelli carichi d'ansia nella prospettiva di un domani merdoso e ricondurli ad un pragmatismo è quasi impossibile... perché? Tutto è partito da un tema spinoso di attualità reclamato a grande richiesta durante un'ora di lezione, (giusto per farvi capire che i giovani d'oggi s'interrogano): le occupazioni universitarie sul versante scuola.
Ebbene, dopo aver parlato della schifosa riforma Gelmini è avanzato lo spazio per i manganelli sporchi di sangue dello schizofrenico /senza-litio/ Cossiga e per i complimenti del benemerito avanzo di galera e futuro golpista Licio Gelli al Cavalierstocaz...
E' avanzato anche lo spazio per parlare della candidatura di un nero alla Casa Bianca che deve ungere i nostri culi per infilarcela meglio, l' idea di un Nuovo Ordine Mondiale. Tutto segue un ordine logico, dopo gli schiaffoni di papà Bush arrivano le carezze di mamma Obama che offendono l'intelligenza di ogni uomo civile, quando il cambiamento stà semplicemente nel colore della pelle.
Tutto è come da programma.
Ho un rigurgito disgustoso ricordando la telecronaca delle recenti presidenziali U.S.A. : ascoltare gli interventi dell' ex presidente Ciampi, (un omino anonimo, eppure in questo caso con le idee precise), quando parla di un "nuovo ordine mondiale" che, auspica, sia la prima preoccupazione dell'americano. Parere condiviso dall' ex partigiano benemerito Napolitano, oppure dal socialista craxiano (oggi europarlamentare!!) De Michelis.

Che dire...ungiamoci preparando i nostri figli al microchip.







11/13/2008

Dolzan/amici: Riccardo Badalà



Posto questa riflessione con il piacere di aver trovato un nuovo amico e collega, che il tuo viaggio in cerca di riscontri ti sia favorevole, Riccardo!
Al nostro prossimo incontro con stima.
Riccardo Badalà, nato a Catania nel 1976. Diplomatosi all’Istituto tecnico per geometri di Acireale (Ct) nel ’96. Laureando in scienze dell’educazione presso l’università di Catania, ha approfondito discipline come psicologia, pedagogia e sociologia, assecondando il proprio interesse di capire l’uomo nei diversi contesti della realtà umana.
"Sono cresciuto all’interno di contrasti, il vulcano Etna e il mare sempre vicini, la loro energia si mescola dentro di me e con essa interpreto tutto ciò che mi circonda, con la forza del fuoco e il ritmo del mare. Fin da piccolo sempre in viaggio, prima in Italia, mia madre di Trento e mio padre della provincia di Catania, poi la continua esplorazione del mondo attraverso viaggi all’estero".
Nel 2007 la passione del viaggio si coniuga con l’idea di far conoscere la propria pittura, stabilendo nuovi rapporti con gallerie di Napoli, Trento e Valencia.
"La mia pittura nasce dalla memoria degli incontri con persone e luoghi, il desiderio di comunicare sentimenti ed emozioni apprese, attraverso una trasfigurazione della realtà. Riportando la realtà nella sua quasi essenziale presenza in apparenza informale, ma senza mai prescindere dall’esistenza del tutto, corpo o oggetto, che sia."
La ricerca pittorica si accosta alla figurazione di grandi maestri come Auerbach, Giacometti, Bacon e, in tempi meno recenti, alla fisicità della materia di Forgioli, Vedova, Morlotti, De Kooning.
"Credo che la pittura dopo esser stata trasportata dall’artista nel supporto, abbia una vita propria, un’esistenza indipendente da chi l’ha generata."



11/08/2008

"Io non cerco, trovo.": La trovata e la trovatina.



Una frase celebre messa in bocca a Picasso fu: Io non cerco, trovo. Era un'affermazione abbondantemente chiarita nel corso di conferenze poi raccolte nel volume degli "Scritti di Picasso", rivolta agli artisti che connotavano il loro lavoro con il termine di "ricerca".


Il maestro si esprimeva in modi che facevano supporre quanto fosse stupido e improduttivo l'atteggiamento di chi cerca, magari senza trovare - foss'altro che un portafoglio - e precisava, per rimarcare il concetto e a scanso di equivoci, che incollare i pensieri a un quadro è disdicevole, ma che se un pittore ha uno spessore intellettuale lo si capisce da come dipinge.


1917, R. Mutt, "Fontana": Il trovare di inizio '900 si trasforma nel giro di poco meno di un ventennio nella "trovata" duchampiana. Un vecchio urinatoio viene apparecchiato per fare il suo ingresso nella scena museale, e' la decontestualizzazione dell'oggetto che mette in discussione il valore materiale dell'opera e dell'idea. Nessuno aveva tentato prima di Marcel Duchamp questa strada? Forse nell'arte no, ma i riverberi di una visione platonica tra l'idea e la cosa si fanno sentire. Comunque, siamo all'attentato snobistico dell'arte. Si accusano i musei e le collezioni private di essere in possesso di croste senza valore, se tali in loro non hanno il seme capace di attecchire nei terreni più incolti della fantasia progressista modernista novecentesca. (nota: in Italia, la prima obiezione futurista è del 1907). Nel contempo, si allontana l'arte da un uso pratico e sociale, riferendosi ad un pubblico intellettualmente illuminato e aggiornato.


Dopo Marchel Duchamp si delineano con nettezza due rotte: da un lato vi è l'idea che si concreta nell'oggetto-opera d'arte, dall'altra, il fare spontaneo e assecondato che trasporta l'artista verso un risultato che egli stesso ignora. Rivoluzione? Torniamo ai termini esistenziali che compongono la natura atavica dell'uomo, la "razionalità" e l' "istinto".


Questa è la trovata, vediamo la trovatina:


La trovatina declassa l'intuizione duchampiana e la sua figura d'artista che, se dovessimo ricostruire, si delineerebbe come un qualcosa di professionalmente irraggiungibile per la maggior parte degli artisti. Le trovatine sono i "bambini impiccati" di Cattelan, le fotografie della propria fregna di giovani artiste avvenenti e, in generale, tutta la produzione asfittica che affligge le nuove generazioni votate alla formula belliricchifamosi .
Il segreto dell'arte concettuale da Duchamp in poi? La costruzione di ambienti, opere, situazioni, (etc.) paradossali. Il primo cretino pescato sulla strada, svelato il segreto magico del paradosso, ne partorirebbe a bizzeffe di opere d'arte. E non voglio neppure affrontare l'aspetto business che mi scappa da vomitare.
Paolo Dolzan


11/04/2008

La meditazione nel porno




Il porno si instaura alla morte del desiderio. Morto, sacrificato l'Eros, l'aldilà del desiderio, quando tu fai qualcosa aldilà della voglia, la voglia della voglia: questo è il porno. E' una svogliatezza. Il più grande pornomane, pornografo, è Franz Kafka, non è Sade. [...] Io mi considero nel porno. Il porno è il manque, l'altrove, il quanto non è, il quanto ha superato se stesso, è quanto non ha voglia, è quanto non "gli tira" (pur tirando, non tira - è stirato, per sempre).
Carmelo Bene






Forse, anche dopo un secolo Freud non si sbagliava quando (in soldoni) classificava l'uomo moderno come un erotomane terrorizzato dalla morte e riconduceva tutti i desideri alle pulsioni erotiche e tutte le paure e le angosce alla ciascuna dipartita. Anche oggi che il problema sembra sviscerato e non si contano i passaggi di culo e mammelle nei media, dove l'erotismo è il veicolo di maggiore utilizzo nelle relazioni commerciali, nel rapporto -sempre impari - tra il consumatore e il produttore di futili merci indispensabili, questa visione cristallizza la società attuale.
E' l'incapacità umana di realizzarsi nel porno, di liberarsi (del)l'anima soggiogata da un sempre più asfittico erotismo: l'ennesimo fallimento di un mondo corrotto e delle relazioni umane che vanno a rotoli. Nell'erotismo, cioè, l'uomo e la donna giocano un ruolo passivo in quanto sono vittime e strumento delle loro pulsioni. L'erotismo nasce dall'imbellettamento puritano dell'atto della monta che ci rende santamente pari agli animali e parte stessa del gioco dell'esistenza che esige, nella riproduzione, il suo rinnovamento. Su questa prima condizione - inaccettabile per un essere sano - si intessono poi quegli sporchi giochi di interesse personale che ammorbano le relazioni e i costumi. Nasce la prostituzione (più o meno sottesa), ancor più inaccettabile quando essa avviene fuori dai postriboli e la ritroviamo nella politica, negli affari, nel lavoro, nella cultura.
Talune antichissime pratiche orientali (cfr. "Tantrismo"), seppur coi limiti della ritualizzazione religiosa, consideravano il coito come un efficace strumento di ricerca spirituale: da un lato, lo scopo dell'atto sessuale consisteva nel prendere coscienza profonda del momento dell'orgasmo e quindi con l'esercizio, dilatare il piacere a costante stato dell'essere; dall'altro lato, nell'incontro di carne si ricercava il "manque" beniano, l'altrove, il superamento di se stessi, lo stato di non essenza.
Con la pornografia l'accoppiamento viene spogliato d'ogni rituale, nell'incontro ritmico e replicato della carne si constata la propria unicità o impossibilità d'essere l'altro e nel contempo ci si afferma transvalutando, nella forzatura, le regole del gioco animale. La pornografia è un gioco zarathustriano.

Dolzan / amici: Michele Bubacco




Michele Bubacco


Nato a Venezia nel 1983. 2001: Maturità presso il Liceo Artistico di Venezia. 2002-2004: Corso di pittura ad olio presso lo studio dell'artista Alessandro Rossi (approfondimento sulla tecnica rinascimentale) 2003:I Premio di Pittura al Concorso O.R.S.A. Mestre; Corso di pittura (studio sul colore) presso il pittore Alessandro Rossi; Presentazione dei lavori presso la galleria S. Marco Bevilacqua La Masa. 2005-2007: Esecuzione di quadri ad olio di grande formato per artista contemporaneo e per mercato artistico internazionale; corso di vetrofusione tenuto dall'artista Miriam di Fiore all'Abbate Zanetti - Murano; realizzazione di piastre in vetro ispirate alle lastre radiografiche. 2006: Incontro e consultazione con conseguente critica epistolare dello scrittore e critico Jean Clair. Mostra personale presso la boutique "Temple of Love" di Venezia, mostra personale presso il "Giardino" a Venezia. Realizzazione di piastre in vetrofusione a Murano all'interno della Scuola Bubacco con conseguente mostra privata 2007: Esposizione collettiva presso villa Brandolini Solighetto.


Questa estate ho avuto il piacere di conoscere il giovane pittore veneziano Michele Bubacco, e in un movimentato fine settimana al mulino tra amici pittori, di lavorare con lui e conoscere il suo pensiero. In questo breve post pubblico l'immagine di un suo lavoro e qualche breve nota biografica, segnalandolo a quanti vanno cercando della buona pittura.

11/03/2008

Edvard Munch - L'assassino -



Edvard Munch; L'assassino, 1910


Una campagna svuotata dei contadini e battuta dal sole di mezzogiorno. Un albero avvampa di giallo sullo sfondo, le zolle di terra sono gonfie e tese come un otre che trasuda vino.
In primo piano avanza una sagoma d'uomo barcollando, quasi fosse affetto da una leggera commozione cerebrale.
Ha incollato all'anima il gesto brutale di un omicidio fresco fresco.
I sensi di colpa, le ragioni e le giustificazioni non possono attecchire tra fiumi di adrenalina e tamburi di tempie.
Nessun pensiero può esistere, ma solo la visione ingolfata dell'assassinio ritorna, ad ogni passo.

La dote più sottile di Munch, a mio avviso, è stata quella di fissare sulle sue tele degli "stati psichici" che convergono nelle immagini tracciate, ma che appartengono alla realtà sovrasensibile. Noi non pensiamo, siamo attraversati dai pensieri, e questi prima o dopo diventano azioni o cose, cavati dal limbo delle ipotesi.