10/21/2008

A nessuno gliene fotte

Questa è la mia impressione e mi rivolgo agli artisti:
dov'è finita la voglia di confrontarsi, ( anche dialetticamente), di approfondire gli aspetti legati alla sperimentazione tecnica, di ragionare in termini di processi..? Ci accontentiamo di una mostra di merda, di arrufianarci il gusto del pubblico, dei vernissage, di raccogliere le briciole di patatine rosicchiate alle inaugurazioni e di contare i bicchieri vuoti.
Un pò di anni fa ero un illuso, credevo gli artisti degli esseri dotati di lunghe antenne, vedevo in loro dei sovversivi affilati dal fare...
L'esperienza creativa? Buttiamola nel cesso. Diventiamo tutti ricchi e famosi e chi se ne strafotte.
Ora considero gli artisti un branco di coglioni.
Mi vergogno di rientrare nella categoria e così uso presentarmi al prossimo come un pittore o meglio, un artigiano che fa ciò che può come può.
L'arte è una truffa ai danni dell'artigianato. Puro business, luci colorate che abbagliano gli allocchi.
E dove è finito il dialogo tra generazioni... è davvero esistito in passato?
I giovani talenti del momento scoprono l'acqua calda e si sentono dei geni, i vecchi tromboni, una volta stanati, si rivelano per la maggior parte disgustati dall'oggi e senza più voglia di insegnare; la parte restante - schifosa - si aggiorna col fiato corto, scorreggia frustrazione da tutti i pori per non essere ancora stata imbalsamata in qualche museo ed esposta al pubblico sbadiglio postprandiale, domenicale, famigliare.
Tirando lo sciacquone saluto affettuosamente i vivi.
Paolo Dolzan

10/16/2008

Scheletri nell'armadio



Guenther von Hagens è balzato alle cronache presentando i suoi cadaveri plastificati nei più prestigiosi musei del mondo. Professore, anatomo-patologo o artista? Arte anatomica, come dice il signore dei cadaveri, oppure immorale "degradazione della dignita' umana" come ribattono i suoi critici?


Poco importa, questo signore ha inventato l'acqua calda.


Honoré Fragonard (1732 - 1799), professore di Anatomia all'università di Veterinaria di Lione (e cugino del più noto omonimo pittore), se fosse ancora vivo ve lo confermerebbe...

10/15/2008

Così fan tutti (?)

Oggi, catapultati nel terzo millennio, il panorama artistico è nuovamente mutato: il fiore è marcito, il nodo gordiano si è incastrato nel pettine, le frustrazioni hanno portato all’isteria e al decadimento generale d’ogni principio morale.

I moti della moda e del tradimento assurgono a cencioso stendardo dell’arte.
La prolificazione di nuovi linguaggi accordati alla fascinazione tecnologica e al lavoro cialtronesco della critica militante hanno mutato tradendola, la verità dell’arte.
L’arte mira al reclutamento di massa e multidisciplinare, s’incorona del dilettantismo in un’ammucchiata di sproloqui concettuali. I nuovi alfabeti sfuggono ad ogni giudizio mancando i termini di un confronto con la tradizione.
Il denaro è sufficiente da sé a stabilire il valore di un’opera d’arte.
Il mondo se ne fotte dei sospiri di mummie dimenticate e gli artisti - quelli veri- se ne fottono a loro volta del mondo dal fondo delle loro tane.
Ovunque va scemando il confronto e il dialogo interdisciplinare. I giovani artisti /autistici sfornati dalle accademie degli equivoci, annegano in fiumi d’inchiostro con il solo desiderio d’essere qualcuno, (anche a costo di fregare il prossimo), le vecchie generazioni bugiarde annaspano nell’affanno per adeguarsi ai tempi, pronti a riscrivere anche settant’anni del loro lavoro per un cantuccio nello sgabuzzino della storia.
E’ una sconsiderata dose d’insicurezza ad invalidare la ricerca di questi uomini che sacrificano il loro mondo nel timore di non piacere al prossimo, ma è soprattutto una sfrontata cupidigia ad animare questi miserabili. Pur tuttavia, essi meritano più compassione che disprezzo da parte nostra, di noi che non temiamo di arrossire nel pronunciare la parola “arte”.
Nel corso del ‘900 assistiamo ad una messa in discussione dei linguaggi artistici di tradizione millenaria attraverso delle ricerche che dall’interno muovono al limite delle discipline stesse, all’insegna di una sperimentazione nella quale confluiscono le esperienze dell’arte sul piano mondiale. Si tratta di una riflessione globale che nel tentativo di esaurire questi linguaggi, sorprendentemente li rigenera.
Questo è anche il secolo nel quale il piano della critica si sovrappone all’operato degli artisti, talvolta sostenendolo, più di frequente compromettendone il risultato. La ricerca progressivamente si sposta, dal piano della scoperta al piano dell’elucubrazione.
Oggi si proclamano delle verità che sconfinano col luogo comune; si decreta l’estinzione della pittura, della scultura e via dicendo... se ne mummificano i prodotti nei musei a testimonianza dell’avvenuto trapasso. Questa è la rivincita dei falliti, schiacciati dal peso della pratica e dalla loro stessa inettitudine, rimbecilliti da un ronzìo di chiacchiere tra le tempie.
Dalla seconda metà del XX secolo, il fiorire di ibridazioni che tentano di suturare lo strappo venutosi a creare sul fronte dell’illusione, dell’interesse economico e del delirio critico, mascherano a oltranza i termini della questione; nel contempo, al chiuso degli studi e delle case, uomini rari si lasciano attraversare dalla pratica, sfuggono all’idea per vie remote e antichissime. Niente è cambiato: l’energia creativa è la stessa che fluisce a dispetto delle illusioni e dei desideri - solo umani - . Qualunque azione che si realizza in sé stessa è nobilitata dall’arte.

L’affanno della modernità è una preoccupazione insulsa. Questa è la verità oscurata dai continui rimestamenti nel calderone dell’arte.
Dolzan

Avanti e indietro


Mario Deluigi e Gino Severini

Tracce di corrispondenza epistolare (1942)
Severini scrive a Deluigi

Collalbo, 7/3/1942

(...) Questi collezionisti credono di essere dei domatori di belve e sono degli allevatori di conigli. Con queste due mostre che sono state fatte, Valdameri ci avrà guadagnato un consenso ufficiale al quale forse teneva, ma gli artisti non ci hanno guadagnato di certo. I paesaggini di Carrà, fra la scuola di Barbizon e serafino da Tivoli, lasciano il tempo che trovano, ed anche le sue metafisicherie; Morandi passa da un paesaggio alla Cezanne ad una natura morta alla Vallotton (il pittore svizzero che volle ignorare Cezanne); fra i due estremi i fiori secchi, le bottiglie imbalsamate e un timido cubismo provinciale; quanto a De Chirico, eccettuati pochi quadri di altri tempi, unicamente interessanti per il soggetto, si conferma sulla linea di un dilettantismo ecclettico e letterario che con la pittura non ha niente a che fare. Nella seconda mostra Marussig dovrebbe essere la belva più feroce, è inutile parlarne. (...)

Tentar non nuoce/ passato-presente surrealista





















Nel 1924 Andrè Breton e la sua compaggine editarono La rivoluzione surrealista. Tra i temi trattati ve n'era uno più che attuale, formulato come inchiesta che qui ripropongo nella sua essenza: "Il suicidio è una soluzione?"
Inserisco alcuni interventi postati quando si usavano ancora i francobolli, la penna e il calamaio. Aggiornandovi, siete invitati a fare lo stesso. In fondo il mondo e le persone non cambiano o lo fanno solo apparentemente...i nipoti vivono dello stesso sangue dei loro nonni.

Sig. Francis Jammes:
La domanda è talmente miserabile e, se mai un povero bambino si uccidesse a causa di essa, sarete voi gli asssassini! Ce ne sono di dannati. La vostra unica risorsa, se vi resta un pò di coscienza, è di precipitarvi in un confessionale. Non solo vi autorizzo a pubblicare questa lettera per esteso, ma ancor di più ad inviarla alla signora vostra madre.
Sig. Josef Florian:
Non faccio lo scrittore per rispondere a delle inchieste. Sono cattolico e la dottrina della Chiesa per me è la verità, verità reale (uguale forse alla "verità surrealista") e, quanto al suicidio, è Gilbert K. Chesterston il mio portavoce in materia. Nel leggere la sua Ortodossia, 5° articolo, nella traduzione ceca dal titolo Prapor sveta (la bandiera del mondo), la questione è in ogni caso morale.
Sig. Pierre Reverdy:
il suicidio è un atto il cui gesto ha luogo in un mondo e conseguenze in un altro. Ci si uccide probabilmente così, come si sogna - quando la qualità del sogno lo trasforma in un incubo. Ma l'uomo si ipnotizza su quel miracolo di grandezza costituito dal fatto che gli è stata data la volontà di intervenire sui disegni di Dio. Il suicidio è uno di questi interventi, è un atto di ribellione e solo i deboli hanno motivo di dimostrarsi ribelli. Quando non si vogliono più subire le avversità della sorte, quali che siano - o quando non se ne può più - si cerca una via d'uscita. Ce ne sono diverse, contando quella porta stretta che altro non è, in realtà, che un lungo corridoi tramite il quale pretendiamo di accedere alla sala del trono. (...)
Sig. Louis Pastor:
Una sconfitta non potrebbe essere una soluzione.
Il suicidio non è una soluzione, nemmeno una fine, ma un abbandono alla questione.

MUSEO DELLA CARALE / ACCATTINO


Museo della Carale Accattino


Renato Ingrao e Adriano Accattino

Il Museo Della Carale Accattino ha sede in Ivrea, in Via Miniere 34, in un nuovo edificio costruito accanto all'originale Cascina Riva, dove si era costituita nel 2002 la Collezione di opere di Francesco Gioana.

Il Museo Della Carale Accattino imbocca una strada di presenza attiva nel campo dell’arte attuale, mentre non abbandona la sua vocazione originale che si raccoglie intorno alle collezioni permanenti, costituite appunto dalla Collezione Francesco Gioana e dal corpo di opere create nel Museo stesso, durante il 2005 e il 2006, in sessioni di pittura improvvisata che hanno visto la partecipazione di una cinquantina di artisti provenienti dall'Italia e dall'estero.

Il Museo Della Carale Accattino si apre e si offre alle arti, non privilegiando una tendenza sulle altre, ma si colloca sull'onda della contemporaneità. E’ museo di creazione piuttosto che di semplice esibizione: incoraggia la ricerca, mira allo sviluppo e alla valorizzazione della creatività e delle potenzialità artistiche.

Indirizza la sua attività agli artisti del nostro tempo, senza distinzioni di generi o di generazioni: in un oceano di iniziative dedicate ai giovani, il Museo s'interessa anche di non più giovani artisti, fedeli e coerenti alla loro vocazione. Il Museo Della Carale Accattino costituisce un centro di cultura non solo artistica, ma scientifica, filosofica, poetica; organizza incontri e convegni sui problemi più scottanti; serve gli artisti, li collega e li organizza.

Detiene una Biblioteca di esoeditoria, cioè dell'editoria minore, delle autoedizioni e delle riviste effimere, aperta al pubblico, che copre il periodo di tempo dagli Anni sessanta a oggi. Il Museo apre i suoi locali durante le mostre e le manifestazioni, con orari di volta in volta portati a conoscenza del pubblico. Le sue raccolte stabili sono invece visitabili su appuntamento.

La gestione dell’attività è affidata a un'Associazione di Promozione Sociale con finalità culturali, denominata “VIVA L’ARTE", che esercita un'attività di esibizione e di ricerca, di collegamento e di servizio per gli artisti e per il pubblico.

Criteri e indirizzo dell’attività espositiva: Il Museo opera presentando cicli di mostre piuttosto che mostre singolari e sporadiche. Predilige un sistema organico di mostre, che copre un tempo anche lungo, così da offrire un ampio e approfondito panorama di una determinata esperienza artistica. L’organicità delle mostre e la continuità del lavoro sono indispensabili per affrontare adeguatamente le questioni e conseguire gli obiettivi prefissati. Il sistema organico di mostre si accompagna necessariamente a una serie di approfondimenti e di sistemazioni critiche, filosofiche e storiche, con la produzione di pubblicazioni e di cataloghi contenenti i saggi di studio. Il Museo inoltre organizza incontri con gli autori e gli artisti le cui opere vengono esposte. Favorisce la creazione di opere in loco da parte degli artisti partecipanti alle manifestazioni.

Il Museo persegue finalità didattiche curando il corredo didascalico delle opere esposte, anche con lezioni tenute da studiosi e specialisti. Stile ed economia La gestione del Museo è improntata a un’economia oculata. Lo stile degli allestimenti e delle pubblicazioni è asciutto ma curato e personale.

Il Museo abolisce il lusso, l’esuberanza e l’esibizionismo a beneficio di una misura sufficiente, di un totale dispiego e utilizzo delle possibilità. L’associazione “Viva l’arte” L’associazione ha assunto la forma giuridica di Associazione di Promozione Sociale e ha sede nei locali del Museo Della Carale Accattino.


L'Associazione si propone i seguenti scopi:

- stimolare le iniziative e i movimenti nel campo delle arti, incentivando e conducendo la ricerca, nella convinzione dell'importanza della funzione sociale dell'arte e degli artisti e nella convinzione dell'importanza dell'esercizio della pratica artistica nell'evoluzione di ciascun uomo. L'Associazione intende reagire contro l'immobilità e l'inerzia dell'ambiente artistico e istituzionale; contro la mancanza di occasioni di ricerca e sperimentazione collettive. Per questo l'Associazione fa appello alle forze singolari, alle iniziative personali, all'intraprendenza individuale per smuovere e animare un ambiente chiuso, piatto, deprimente che pratica l'emarginazione e l'esclusione di chi non appartiene a determinate cerchie o gruppi di potere. - supportare gli artisti nella loro attività fornendo strumenti idonei di informazione, formazione, aggiornamento; costituendo reti di collegamento, relazione e collaborazione; e inoltre predisponendo specifici mezzi di presenza sul mercato e di ricavo economico.

Questo tipo di azione è determinato dall'invincibile solitudine dell'artista, dal suo isolamento e anche dall'incapacità, per una sorta di contraddizione, di affrontare e risolvere i problemi attinenti il mercato e l'economia. Inoltre l'artista è perlopiù incapace di stabilire rapporti utili con gli altri artisti, con i critici e con la stampa. Patisce poi la mancanza o la scarsità di aggiornamento e di conoscenze culturali di ampio raggio. Infine egli incontra notevoli difficoltà a far conoscere il proprio lavoro e ad organizzare mostre ed esposizioni. L'adesione all'Associazione avviene su semplice domanda scritta da parte dell'artista e del simpatizzante interessato.

Campo di azione:

Le attività e le iniziative che l'Associazione intende attuare sono: 1. Attività espositiva. L’Associazione organizza l’attività espositiva a cicli organici di mostre. Per evitare il rischio di monotonia espositiva, i cicli potranno sovrapporsi e intercalarsi; non è però esclusa la presentazione di mostre dedicate a un singolo autore. Si prefigura l’allestimento di cinque o sei mostre all’anno.

L’Associazione svolge inoltre le seguenti attività accessorie:
- istituzione di uno spazio di esposizione e vendita dei lavori degli artisti aderenti; - banco vendita di libri, cataloghi, riproduzioni, riviste, gadget, e via dicendo; - raccolta e conservazione della documentazione relativa agli artisti che hanno avuto rapporti con l'Associazione (cataloghi, libri, libri d'artista, dépliant, manifesti e pubblicazioni varie). - raccolta e archivio di film e video dedicati ad opere e operazioni d'arte e agli artisti. Per parte sua, l’Associazione curerà la produzione di video relativi alle manifestazioni curate e allestite. Il materiale raccolto e prodotto sarà visibile da parte del pubblico.

2. Attività di studio e ricerca: organizzazione di incontri, laboratori, seminari, riunioni di verifica e ogni altra iniziativa relativa e utile alla pratica delle arti; organizzazione di convegni di studio su temi di interesse culturale e sociale generale; costituzione di gruppi di ricerca, anche decentrati, per l'avanzamento teorico e pratico nel campo delle arti. Attualmente l'ipotesi di più immediata attuazione, essendo già delineata, consiste nel progetto “Arte, Natura, Scienza”, che sollecita iniziative artistiche singolari e di gruppo distribuite in tutto il Paese, per tutto l’anno 2008.

3. Attività informativa e di relazione: facilitare i collegamenti e la conoscenza degli artisti fra di loro, con i critici e in senso più lato con il mondo della cultura, con la stampa e con il pubblico. Intrattenere relazioni con altri organismi similari per lo scambio di notizie e di collaborazioni e di iniziative utili agli operatori. A tal fine l’Associazione: - crea una rete di contatti e collaborazioni fra gli artisti aderenti con l'organizzazione di incontri e laboratori, anche con la creazione di gruppi di lavoro unitari e decentrati dedicati a specifici progetti; - stabilisce e cura rapporti e relazioni con organismi similari e altre organizzazioni, italiani ed esteri, per lo scambio di opportunità e collaborazioni; - organizza una rete di studiosi e di critici; - stabilisce una rete di contatti con gli operatori dell'informazione e della stampa.

4. Pubblicazioni e documentazione L'Associazione cura la pubblicazione di cataloghi e di altro materiale relativo all'attività svolta (ad esempio gli atti dei convegni e la documentazione delle mostre).

DOLZAN, RABBIA VIVA -Intervista di Orietta Berlanda





















(Estratto da: WorkArt - in progress N.20, Galleria Civica di Trento)

Nelle tue tele la razionalità abdica a favore della forza propulsiva e vitalistica della pura visione. Come ti approcci ai tuoi quadri?


Prima di aprire con un gesto il lavoro, rompendo l'equilibrio di una superficie bianca, mi sgombro la testa dai pensieri e spesso mi servo della rabbia, del gesto compulsivo e incontrollato. Ricostruire un equilibrio, composto di forme e colori, constatare che a fronte degli aggiustamenti e degli imprevisti la mia parte razionale si mostra con tutto il suo ingombro, mi fa stare bene. Vivo uno stato di meraviglia contemplando il risultato finale che è la somma di addizioni sorte nel fare e quasi il rovescio di ogni risultato pre-pensato. Il segno gestuale caratterizza tutta la tua produzione.


Dal punto di vista dei contenuti, qual è il filo rosso che unisce i temi da te prediletti, da quelli più viscerali a quelli riferiti alla mitologia?

Il contenuto dei quadri è il riflesso del fare, la chiave d'accensione che mi spinge nel lavoro: un misto di rabbia, disagio e disapprovazione che non può prescindere dalla mia formazione culturale, artistica e (a)morale. Ritengo che l'artista, al di là delle delimitazioni storiche, si sia sempre posto ai margini di un discorso sociale, poiché interpreto questo lavoro come una pratica sovversiva che delegittima ogni autorità all'infuori di quella creativa: quella religiosa, quella politica e tutto ciò che si è conficcato nel mezzo.

Credi che la rinuncia alla forma “esteticamente corretta”, nel senso del gusto del mainstream, rispecchi una rabbia generalizzata nei confronti del presente? Onestamente non mi interesso del gusto corrente. Non riesco neppure a concepire questo stato di “rabbia generalizzata” alla quale ti riferisci – magari ci fosse – constato solo un dilagante e ipocrita conformismo. Una ricerca artistica prostituita agli interessi economici, alle false provocazioni, all'apparire piuttosto che all'essere. Per come la penso, l'artista andrebbe disintossicato dalla dipendenza istituzionale e di molto ridimensionato il ruolo della critica e dei curatori che si sentono investiti di una missione impossibile: fare cultura. Anche se genuina, questa preoccupazione si rivela inutile. Sarà compito delle generazioni future valutare il nostro contributo che solo sedimentato e filtrato dal tempo potrà essere considerato quale apporto culturale.

Ultimamente hai trasposto il tuo stile graffiante in figure umane in cartone a tre dimensioni. Come sei passato dalla superficie allo spazio? Questo “spostamento” è avvenuto in realtà da alcuni anni, per approfondire aspetti relativi alla nostra percezione visiva. Avvertivo la necessità di verificare alcune soluzioni formali nel campo dello studio della testa che è la periferica più difficile da imbrigliare. Le prime sculture che risalgono a circa cinque anni fa erano in gesso, poi sono passato al cartone, un materiale che mi attrae per la sua versatilità. Facevano da complemento ad una serie di studi a monotipo. Aveva ragione Picasso: la scultura è il miglior commento che un pittore possa fare alla propria opera.