12/07/2008

Una riflessione sulle Accademie (parte I)



Accademia e Gallerie a Venezia


E' indubitabile che anche nel mondo accademico l'aria che si respira, curiosando tra le aule dei tanti studenti indaffarati, sia stantìa e l'atmosfera deprimente. Ricordando i primi anni della mia formazione presso le Belle Arti di Venezia, le impressioni più forti le ricevetti osservando gli atteggiamenti (talvolta arroganti) dei ragazzi che frequentavono gli ultimi anni di corso. Pasteggiavano, si ubriacavano e dipingevano attardandosi anche fino a tarda notte, trattando in malo modo custodi e bidelli che annunciavano la chiusura dei laboratori. Ma c'era in loro una sorta di sacrosanta rivendicazione per quello che facevano, giusto o sbagliato che fosse, perchè dipingere non è come lavorare in fabbrica, non smonti al turno di lavoro quando suonano le sirene. Inutile dire che feci tesoro di questa esperienza, comportandomi anch'io di conseguenza. Prossimo al diploma, la scena scolastica era profondamente mutata, le nuove generazioni osservavano i più vecchi come se fossero dei marziani, in aula loro non ci mettevano quasi piede, o giusto quei pochi minuti per registrare la firma di presenza, assillati com'erano dai compitini e dagli esami complementari da prepare al calduccio di casa. In meno di cinque anni, in accademia si suonavano le sirene e timbravano i cartellini. Allo stato attuale, trascorsi ormai dieci anni, la situazione è diventata quasi senza speranza, ma la responsabilità non è solo imputabile alla mancanza di midollo delle giovani schiere. Andrebbe piuttosto ripartita in terzi: un terzo all'istituzione che ha rinnegato gli scopi per i quali era sorta (insegnare il mestiere), un terzo alla cialtroneria di molti insegnanti che camuffano con le chiacchiere la loro impreparazione e infine, sì, l'ultimo terzo agli allievi. Un vecchio adagio dice "se non vuoi piedi sul collo non piegarti" e immaginatevi che questi vanno a scuola strisciando...

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