12/04/2008

Merdra! La mamma e il verme a sonagli

Rispolvero un vecchio componimento poetico dell'amico Tommaso Decarli che vi propongo qui sotto, accompagnato a delle mie immagini:





I
A.Balais, detto verme a sonagli: il fallito.
Lo vedo trascinarsi ogni giorno
lungo Corso Nizza, con il suo carico
di sciocche certezze da uomo tutto piscio e ottimismo.
L’insonnia e la noia lo portano spesso
a sragionare sopra i troppi bicchieri
vuotati solo per metà, dove come pesci morti
galleggiano scorze di limone.
Del mio amico A.Balais non ne rimane ormai un granché:
quattro ossa e pochi denti marci.
Un qualche accidente se lo sta divorando egregiamente.






II
Quel fiore alla finestra era l’unica luce contro il vetro gelido,
l’unico colore fra le grigie facciate
e il cielo bruno di pioggia.
Merdra!
Riprendo a dormire; il viso che affonda nei guanciali duri,
l’alito cattivo, lo stomaco che ancora sanguina.
Non sopporto nulla!
Alba o tramonto, doveri, educazione, cultura, storia, …
La mia insofferenza è ormai leggendaria,
temuta da tutti;
eppure, questa ostinata incapacità di mantenere qualsiasi rapporto
diverrà, col tempo, proverbiale.
A fatica raggiungo il bagno, infilando la testa
in un giorno troppo ambizioso per il mio umore
provato dall’ennesimo ricovero.
Da quando ho lasciato l’ospedale nulla è cambiato,
tutto precario e folle:
le ore scivolano lente nella nebbia del mattino,
il sole si alza sempre troppo presto,
la gente continua a morire: purtroppo, pare interessi a pochi.
Per nessuna cosa al mondo uscirò di casa.



III
Sotto ai miei occhi, in una tazza vuota, vedo
i fondi limacciosi del mio destino.
Mia madre si prestava volentieri
a simili esercizi di stupidità popolare,
leggendo per me sinistri presagi.
Ieri mia madre è morta:
l’ha portata via un boccone troppo pesante.
La sua misera saggezza e la sua prudenza
l’hanno seguita scalciando nella fossa.
Domani, di certo, sarò morto anch’io,
oggi, però, ho ancora un po’ di fiato in corpo
e mi permetto, impunito,
di ridere a denti stretti sulla sua tomba.

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