11/08/2008

"Io non cerco, trovo.": La trovata e la trovatina.



Una frase celebre messa in bocca a Picasso fu: Io non cerco, trovo. Era un'affermazione abbondantemente chiarita nel corso di conferenze poi raccolte nel volume degli "Scritti di Picasso", rivolta agli artisti che connotavano il loro lavoro con il termine di "ricerca".


Il maestro si esprimeva in modi che facevano supporre quanto fosse stupido e improduttivo l'atteggiamento di chi cerca, magari senza trovare - foss'altro che un portafoglio - e precisava, per rimarcare il concetto e a scanso di equivoci, che incollare i pensieri a un quadro è disdicevole, ma che se un pittore ha uno spessore intellettuale lo si capisce da come dipinge.


1917, R. Mutt, "Fontana": Il trovare di inizio '900 si trasforma nel giro di poco meno di un ventennio nella "trovata" duchampiana. Un vecchio urinatoio viene apparecchiato per fare il suo ingresso nella scena museale, e' la decontestualizzazione dell'oggetto che mette in discussione il valore materiale dell'opera e dell'idea. Nessuno aveva tentato prima di Marcel Duchamp questa strada? Forse nell'arte no, ma i riverberi di una visione platonica tra l'idea e la cosa si fanno sentire. Comunque, siamo all'attentato snobistico dell'arte. Si accusano i musei e le collezioni private di essere in possesso di croste senza valore, se tali in loro non hanno il seme capace di attecchire nei terreni più incolti della fantasia progressista modernista novecentesca. (nota: in Italia, la prima obiezione futurista è del 1907). Nel contempo, si allontana l'arte da un uso pratico e sociale, riferendosi ad un pubblico intellettualmente illuminato e aggiornato.


Dopo Marchel Duchamp si delineano con nettezza due rotte: da un lato vi è l'idea che si concreta nell'oggetto-opera d'arte, dall'altra, il fare spontaneo e assecondato che trasporta l'artista verso un risultato che egli stesso ignora. Rivoluzione? Torniamo ai termini esistenziali che compongono la natura atavica dell'uomo, la "razionalità" e l' "istinto".


Questa è la trovata, vediamo la trovatina:


La trovatina declassa l'intuizione duchampiana e la sua figura d'artista che, se dovessimo ricostruire, si delineerebbe come un qualcosa di professionalmente irraggiungibile per la maggior parte degli artisti. Le trovatine sono i "bambini impiccati" di Cattelan, le fotografie della propria fregna di giovani artiste avvenenti e, in generale, tutta la produzione asfittica che affligge le nuove generazioni votate alla formula belliricchifamosi .
Il segreto dell'arte concettuale da Duchamp in poi? La costruzione di ambienti, opere, situazioni, (etc.) paradossali. Il primo cretino pescato sulla strada, svelato il segreto magico del paradosso, ne partorirebbe a bizzeffe di opere d'arte. E non voglio neppure affrontare l'aspetto business che mi scappa da vomitare.
Paolo Dolzan


5 commenti:

Donna Cannone ha detto...

fra le trovatine locali, direi che ci stanno anche le lavatrici in piazza duomo quest'estate.
Ossequi cannonici

Donna Cannone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
renato ha detto...

che sia riuscito ,finalmente
renato

renato ha detto...

Caro Paolo
Parole,idee e modo di comportarsi.
Da solo...con sto computer davanti.
O con uno,due,tre pittori,in carne ed ossa.
Purtroppo in questo caso continuerò a battere i tasti,cercando d'iniziare un discorso.Quando Picasso,Matisse ed altri s'innamorarono dell'arte Africana,iniziarono un percorso...
particolare che ineluttabilmente
trasformo l'esperienze passate,quindi il loro modo di dipingere gradualmente cambiò,
a secondo dei casi.Picasso Derain Matisse etc.
Ogni singolo pittore ,mantenne in parte un passato"estetico pittorico" per poi
arrivare ad un modo di esprimersi
"diverso".Significando così un vero
e proprio cambiamento d'impostazione di punti di partenza
(canoni)e non cannoni....
Ammazzalo....si potrebbe pensare
a questo punto.
Tiro fuori sto discorso,perchè si tratta di un'apertura terra,terra
necessaria prima di cominciare ad intenderci,e che evita di fatto tanti fraintesi e confusioni.
Ammesso e concesso....il sempre più sostenuto corri corri....mercato ed istiturioni
PACATAMENTE(in senso negativo)hanno
determinato,complice il grande sbilanciamento tecnologico,uno sconquasso totale.
Ricordo ad un incontro sessantottino a Venezia un artista...disse ad un'altro:"ma cosa fai ancora pennologia"....
Un giorno o un altro proverò a
ritrovare sto stronzo e a cercare
di guardarlo in faccia in qualche modo.
Non ne vale la pena ,ce ne sono troppi,tanti in giro.
Renato

Anonimo ha detto...

Caro Renato che piacere vederti, anche solo smanettare su un trabiccolo tecnologico! Di stronzologia magari mi daranno la laurea ad honorem, resta un dato di fatto: oggi gli artisti si fanno abbagliare dalla formula "belliricchiefamosi". La tecnica e la ricerca la possiamo dare in pasto al cesso, ebbene, io non ci credo. Credo invece che per salvarci dobbiamo riscoprire una visione ottocentesca in cui la cultura usciva dal razionalismo illuminista del '700 che si era lasciato alle spalle il potere delle corti e della chiesa per fare il morto (ma non ne trovi uno più vivo!) sui cavalloni delle onde dell'istinto. Nell''800 ritrovi anche un pensiero che ha potuto cristallizzarsi sui tempi lunghi, seppur in un momento di evoluzione industriale. Le loro 24 ore corrispondono, a mio dire, ad una settimana... sarà pure colpa della televisione, ma alle nuove generazioni ( e mi metto in prima fila) serve qualcosa di più. Il discorso è lungo e avremo modo di approfondirlo nei nostri prossimi incontri, intanto ti mando un abbraccio grande e sappi che per me sei un eroe,

con grande stima,

Paolo.