11/04/2008

La meditazione nel porno




Il porno si instaura alla morte del desiderio. Morto, sacrificato l'Eros, l'aldilà del desiderio, quando tu fai qualcosa aldilà della voglia, la voglia della voglia: questo è il porno. E' una svogliatezza. Il più grande pornomane, pornografo, è Franz Kafka, non è Sade. [...] Io mi considero nel porno. Il porno è il manque, l'altrove, il quanto non è, il quanto ha superato se stesso, è quanto non ha voglia, è quanto non "gli tira" (pur tirando, non tira - è stirato, per sempre).
Carmelo Bene






Forse, anche dopo un secolo Freud non si sbagliava quando (in soldoni) classificava l'uomo moderno come un erotomane terrorizzato dalla morte e riconduceva tutti i desideri alle pulsioni erotiche e tutte le paure e le angosce alla ciascuna dipartita. Anche oggi che il problema sembra sviscerato e non si contano i passaggi di culo e mammelle nei media, dove l'erotismo è il veicolo di maggiore utilizzo nelle relazioni commerciali, nel rapporto -sempre impari - tra il consumatore e il produttore di futili merci indispensabili, questa visione cristallizza la società attuale.
E' l'incapacità umana di realizzarsi nel porno, di liberarsi (del)l'anima soggiogata da un sempre più asfittico erotismo: l'ennesimo fallimento di un mondo corrotto e delle relazioni umane che vanno a rotoli. Nell'erotismo, cioè, l'uomo e la donna giocano un ruolo passivo in quanto sono vittime e strumento delle loro pulsioni. L'erotismo nasce dall'imbellettamento puritano dell'atto della monta che ci rende santamente pari agli animali e parte stessa del gioco dell'esistenza che esige, nella riproduzione, il suo rinnovamento. Su questa prima condizione - inaccettabile per un essere sano - si intessono poi quegli sporchi giochi di interesse personale che ammorbano le relazioni e i costumi. Nasce la prostituzione (più o meno sottesa), ancor più inaccettabile quando essa avviene fuori dai postriboli e la ritroviamo nella politica, negli affari, nel lavoro, nella cultura.
Talune antichissime pratiche orientali (cfr. "Tantrismo"), seppur coi limiti della ritualizzazione religiosa, consideravano il coito come un efficace strumento di ricerca spirituale: da un lato, lo scopo dell'atto sessuale consisteva nel prendere coscienza profonda del momento dell'orgasmo e quindi con l'esercizio, dilatare il piacere a costante stato dell'essere; dall'altro lato, nell'incontro di carne si ricercava il "manque" beniano, l'altrove, il superamento di se stessi, lo stato di non essenza.
Con la pornografia l'accoppiamento viene spogliato d'ogni rituale, nell'incontro ritmico e replicato della carne si constata la propria unicità o impossibilità d'essere l'altro e nel contempo ci si afferma transvalutando, nella forzatura, le regole del gioco animale. La pornografia è un gioco zarathustriano.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Professore,

Lotario di Segni (Innocenzo III) scriveva: "magari fossi stato ucciso nel ventre materno, così che mia madre sarebbe stato il mio sepolcro e per sempre la sua vagina mi avrebbe custodito...sarei stato, infatti,come se non fossi mai esistito, passato dall'utero alla fossa",e ancora"...il coito, anche se coniugale, non puo mai verificarsi senza il prurito della carne, senza l'ardore della libidine e senza il fetore della lussuria". Un bel quadretto davvero! Un pizzico d'incesto infrauterino e molta putredine.
Onestamente mi piace assai la frizione fra corpi; sia a farla che a vederla, mi sento sempre molto molto karasciò! Riposerei anch'io in un bell'utero caldo e umido, innaffiato da effluvi dolciastri! Mi accontento di annusarla poche volte l'anno o di leccarla sullo schermo del mio computer condita da double penetration, cumshot, pissing! E come disse la pornodiva Milka:"Oh my god! My pussy is in flames!".

Tuo Cornoventraglia

Donna Cannone ha detto...

ciao. Non c'entra nulla, ma ti consiglio di leggerti questo blog

http://quellocheportaimorti.blogspot.com/

salutoni cannonici