11/03/2008

Edvard Munch - L'assassino -



Edvard Munch; L'assassino, 1910


Una campagna svuotata dei contadini e battuta dal sole di mezzogiorno. Un albero avvampa di giallo sullo sfondo, le zolle di terra sono gonfie e tese come un otre che trasuda vino.
In primo piano avanza una sagoma d'uomo barcollando, quasi fosse affetto da una leggera commozione cerebrale.
Ha incollato all'anima il gesto brutale di un omicidio fresco fresco.
I sensi di colpa, le ragioni e le giustificazioni non possono attecchire tra fiumi di adrenalina e tamburi di tempie.
Nessun pensiero può esistere, ma solo la visione ingolfata dell'assassinio ritorna, ad ogni passo.

La dote più sottile di Munch, a mio avviso, è stata quella di fissare sulle sue tele degli "stati psichici" che convergono nelle immagini tracciate, ma che appartengono alla realtà sovrasensibile. Noi non pensiamo, siamo attraversati dai pensieri, e questi prima o dopo diventano azioni o cose, cavati dal limbo delle ipotesi.




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