10/15/2008

Tentar non nuoce/ passato-presente surrealista





















Nel 1924 Andrè Breton e la sua compaggine editarono La rivoluzione surrealista. Tra i temi trattati ve n'era uno più che attuale, formulato come inchiesta che qui ripropongo nella sua essenza: "Il suicidio è una soluzione?"
Inserisco alcuni interventi postati quando si usavano ancora i francobolli, la penna e il calamaio. Aggiornandovi, siete invitati a fare lo stesso. In fondo il mondo e le persone non cambiano o lo fanno solo apparentemente...i nipoti vivono dello stesso sangue dei loro nonni.

Sig. Francis Jammes:
La domanda è talmente miserabile e, se mai un povero bambino si uccidesse a causa di essa, sarete voi gli asssassini! Ce ne sono di dannati. La vostra unica risorsa, se vi resta un pò di coscienza, è di precipitarvi in un confessionale. Non solo vi autorizzo a pubblicare questa lettera per esteso, ma ancor di più ad inviarla alla signora vostra madre.
Sig. Josef Florian:
Non faccio lo scrittore per rispondere a delle inchieste. Sono cattolico e la dottrina della Chiesa per me è la verità, verità reale (uguale forse alla "verità surrealista") e, quanto al suicidio, è Gilbert K. Chesterston il mio portavoce in materia. Nel leggere la sua Ortodossia, 5° articolo, nella traduzione ceca dal titolo Prapor sveta (la bandiera del mondo), la questione è in ogni caso morale.
Sig. Pierre Reverdy:
il suicidio è un atto il cui gesto ha luogo in un mondo e conseguenze in un altro. Ci si uccide probabilmente così, come si sogna - quando la qualità del sogno lo trasforma in un incubo. Ma l'uomo si ipnotizza su quel miracolo di grandezza costituito dal fatto che gli è stata data la volontà di intervenire sui disegni di Dio. Il suicidio è uno di questi interventi, è un atto di ribellione e solo i deboli hanno motivo di dimostrarsi ribelli. Quando non si vogliono più subire le avversità della sorte, quali che siano - o quando non se ne può più - si cerca una via d'uscita. Ce ne sono diverse, contando quella porta stretta che altro non è, in realtà, che un lungo corridoi tramite il quale pretendiamo di accedere alla sala del trono. (...)
Sig. Louis Pastor:
Una sconfitta non potrebbe essere una soluzione.
Il suicidio non è una soluzione, nemmeno una fine, ma un abbandono alla questione.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

mi è capitato, di fronte alla reale possibilità di lasciare questo mondo, di disperarmi.
inizialmente cercai di resistere ma il mio cuore pulsava ben più di quanto potesse sopportare prima del collasso.
quando il dolore dalla mente si trasferì al petto e nessuno avrebbe potuto intervenire per aiutarmi, mi rassegnai o meglio accettai il fatto che sarei morto.
forte avvertì un senso di liberazione, tanto forte che così all'improvviso, il cuore riprese a battere le sue note più certe ed io vivere ancora.

Paolo Dolzan ha detto...

La tua esperienza è davvero profonda.Non mi sento capace di aggiungere altro perchè hai detto tutto.
Ho deciso di ripescare questa vecchia inchiesta surrealista anche perchè toccato da vicino dalla scomparsa immprovvisa di un amico fraterno, grande pensatore e grande pittore, Lucio Solari. Mi sono sentito tradito dal suo suicidio, quasi fosse venuto meno al tacito e reciproco accordo di resistere. La ferita non si è ancora rimarginata. La lista si allunga...
Rubando le parole a Esenin, il grande poeta russo (suicidato?) ti dico: "non è difficile morire in questa vita, vivere è di gran lunga più difficile".

Con affetto,

Paolo

Anonimo ha detto...

Come sarebbe che Lucio è morto, stai scherzando vero?

Dolzan ha detto...

No, mi dispiace ma purtroppo è vero. Si è suicidato. Ho contattato alcuni amici che lo frequentavano negli anni di Venezia per dedicare una mostra e un libro a Lucio. Ho già preso accordi con i suoi genitori e prossimamente andrò ad Udine a trovarli... Se vuoi informazioni in più, scrivimi alla mail: associazionespazio27@yahoo.it

ciao,

Paolo

Anonimo ha detto...

Cosa vuoi che ti scriva, lui lo avrebbe voluto? NOOOOO!!! Mangiato delle noci, messo su Ornella Vanoni, i Joy Division, mangiato una mela, pianto, pensato ai regali di Natale, pensato che lo sapevo, lo sapveo tante volte, al numero di cel che mi aveva dato alcuni anni fa (ci eravamo rivisti casualmente in treno dopo anni) risponde la segreteria telefonica, pianto, ancora pianto, il colesterolo, l'età, senza Lucio, che non lo sentivo da dieci anni e più (a parte quell'occasione in treno), ma che c'è sempre stato, ti ricordi quella volta con Lucio, chissà cosa direbbe Lucio di quello che faccio dopo tutti i nostri discorsi, sono un po' scivolato in basso ma bisogna sopravvivere. Parlavamo di Lucio quest'estate con un amico e dicevamo che non ci sentivamo più perchè forse avremmo avuto paura di non riprovare la sintonia di tanti anni prima, chissà... da quando abito a Milano sto in un appartamento abbastanza grande, c'è una camera in più dove ho anche ripreso a disegnare le mie merduccie, anche Lucio sapeva che lo erano, merduccie, però mi incoraggiava lo stesso, grande, da anni pensavo di chiamarlo per venire a trovarmi, mi parlava spesso di Milano, che ci abitava da piccolo, e lui e suo padre, a Mario Capanna, e Pannella, e sua mamma, SìUA MAMMA. Adesso ti lascio, ho proprio bisogno di sentire Lucio, adesso che lui non c'è, ancora più di prima, ma vaffanculo i libri e i ricordi e le mostre da ricordare, lui quelle robe lì le schifava. Tutti e due ci schifavano quelle robe lì, non te lo ha detto? Ma a cosa serve? Possibile che non te lo abbia detto? Possibile che non lo senti? Io lo sento, anzi adesso bisogna proprio che lo senta, ho così tante cose da raccontargli.................................................................................................................................................................................................................

Anonimo ha detto...

a proposito, lavori grandiosi i tuoi, come sempre, ma ti sei fermato, sei rimasto incastrato tanti anni fa? Tra esistere e resistere c'è una piccola insignificante erre, il nostro abisso. Adieu

Dolzan ha detto...

Mi piacerebbe sapere chi tu sia a questo punto... con Lucio mi sentivo periodicamente e avevamo pure in progetto un paio di mostre insieme, niente vero che non ci tenesse a queste cose, magari era un alibi per non provarci. Non mettere in bocca d'altri i tuoi pensieri. Mostra e catalogo non significa vernissage e blaterate.. quanto piuttosto raccogliere quello che ha fatto e che altrimenti andrebbe perduto. E' il come.
Certo, resisto, l'esistere è indotto. Non mi è concesso di fare altro. Fermato tu dici? Può essere anche se non lo credo, ma a che punto, soprattutto? Dedicarmi interamente alla pittura è un lusso che non mi posso permettere e mio malgrado posso lavorare solo col contaminuti in mano, addio belle nottate perchè la mattina alle 5 inizia il trantran e via di questo passo. Resistere, per l'appunto. Ma esistono guai più grandi a questo mondo.

Un saluto,

Paolo

Anonimo ha detto...

Non ha importanza chi io sia, probabilmente neanche ti ricordi del sottoscritto, piuttosto intendevo dire che Lucio (e forse questo era il punto più profondo della nostra intesa) detestava l'ipocrisia in tutte le sue forme, comprese le commemorazioni e le celebrazioni. Che poi si debba scendere a compromessi potrebbe essere una spiegazione. Cioè, non è che detestasse l'ipocrisia, era l'ipocrisia che lo feriva, lo faceva stare male, come avere una sorta di allergia. Piuttosto non ti ho neanche chiesto com'è successo, quand'è successo, come stanno i suoi genitori, come stai tu...

Dolzan ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Dolzan ha detto...

Ho preso un granchio: il nome dell'anonimo non è affatto Ruggero (come appariva nel post precedente poi eliminato) come immaginavo e al quale vanno le mie scuse, ma probabilmente Pierluigi, che pittore forse ha sognato d'esser, come quando si abbandonava a sproloqui senza radici e riflessioni da comunisti, fermentate nella grappa e tra le pigronerie di una vita di ore lunghe d'ozio, scroccate alla sua ragazza. Oggi fa il provocatore di mestiere, mi dicono... buon lavoro.