10/15/2008

Così fan tutti (?)

Oggi, catapultati nel terzo millennio, il panorama artistico è nuovamente mutato: il fiore è marcito, il nodo gordiano si è incastrato nel pettine, le frustrazioni hanno portato all’isteria e al decadimento generale d’ogni principio morale.

I moti della moda e del tradimento assurgono a cencioso stendardo dell’arte.
La prolificazione di nuovi linguaggi accordati alla fascinazione tecnologica e al lavoro cialtronesco della critica militante hanno mutato tradendola, la verità dell’arte.
L’arte mira al reclutamento di massa e multidisciplinare, s’incorona del dilettantismo in un’ammucchiata di sproloqui concettuali. I nuovi alfabeti sfuggono ad ogni giudizio mancando i termini di un confronto con la tradizione.
Il denaro è sufficiente da sé a stabilire il valore di un’opera d’arte.
Il mondo se ne fotte dei sospiri di mummie dimenticate e gli artisti - quelli veri- se ne fottono a loro volta del mondo dal fondo delle loro tane.
Ovunque va scemando il confronto e il dialogo interdisciplinare. I giovani artisti /autistici sfornati dalle accademie degli equivoci, annegano in fiumi d’inchiostro con il solo desiderio d’essere qualcuno, (anche a costo di fregare il prossimo), le vecchie generazioni bugiarde annaspano nell’affanno per adeguarsi ai tempi, pronti a riscrivere anche settant’anni del loro lavoro per un cantuccio nello sgabuzzino della storia.
E’ una sconsiderata dose d’insicurezza ad invalidare la ricerca di questi uomini che sacrificano il loro mondo nel timore di non piacere al prossimo, ma è soprattutto una sfrontata cupidigia ad animare questi miserabili. Pur tuttavia, essi meritano più compassione che disprezzo da parte nostra, di noi che non temiamo di arrossire nel pronunciare la parola “arte”.
Nel corso del ‘900 assistiamo ad una messa in discussione dei linguaggi artistici di tradizione millenaria attraverso delle ricerche che dall’interno muovono al limite delle discipline stesse, all’insegna di una sperimentazione nella quale confluiscono le esperienze dell’arte sul piano mondiale. Si tratta di una riflessione globale che nel tentativo di esaurire questi linguaggi, sorprendentemente li rigenera.
Questo è anche il secolo nel quale il piano della critica si sovrappone all’operato degli artisti, talvolta sostenendolo, più di frequente compromettendone il risultato. La ricerca progressivamente si sposta, dal piano della scoperta al piano dell’elucubrazione.
Oggi si proclamano delle verità che sconfinano col luogo comune; si decreta l’estinzione della pittura, della scultura e via dicendo... se ne mummificano i prodotti nei musei a testimonianza dell’avvenuto trapasso. Questa è la rivincita dei falliti, schiacciati dal peso della pratica e dalla loro stessa inettitudine, rimbecilliti da un ronzìo di chiacchiere tra le tempie.
Dalla seconda metà del XX secolo, il fiorire di ibridazioni che tentano di suturare lo strappo venutosi a creare sul fronte dell’illusione, dell’interesse economico e del delirio critico, mascherano a oltranza i termini della questione; nel contempo, al chiuso degli studi e delle case, uomini rari si lasciano attraversare dalla pratica, sfuggono all’idea per vie remote e antichissime. Niente è cambiato: l’energia creativa è la stessa che fluisce a dispetto delle illusioni e dei desideri - solo umani - . Qualunque azione che si realizza in sé stessa è nobilitata dall’arte.

L’affanno della modernità è una preoccupazione insulsa. Questa è la verità oscurata dai continui rimestamenti nel calderone dell’arte.
Dolzan

1 commento:

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)